22-07-2008
Tedesco: "Società si è mossa bene"
Rigenerato dalla cura Zenga, l'esperto centrocampista del Catania Giacomo Tedesco parla del suo campionato disputato nella passata stagione: "Diciamo che la parte di stagione con Baldini in panchina non mi ha visto giocare con continuità. Per uno come me che ha disputato tante partite in carriera non è stato facile. Poi con l'arrivo di Zenga ho avuto la possibilità di giocare più spesso, sentendomi un calciatore importante". Tedesco è però consapevole che la salvezza ottenuta la scorsa stagione a 5' dalla fine del campionato rappresenta un'esperienza che non dovrà più ripetersi: "Sono assolutamente d'accordo - prosegue il centrocampista -. La Serie A è importante da difendere e noi tutti ci auguriamo di raggiungere anticipatamente la salvezza. Ma credo che quest'anno sarà così, anche perchè la società si è mossa bene sul mercato, ha fatto buoni investimenti e confermato mister Zenga".
22-07-2008
Zenga: “Nessun punto di riferimento”
Fonte giornale La Sicilia
Certo che fosse stato Mourinho a organizzare 14 amichevoli in un mese, a seguire gli allenamenti, sarebbero arrivate troupe da tutto il mondo e si sarebbe discusso per mesi delle nuove metodologie di allenamento. Se, invece, è il Catania di Walter Zenga a inaugurare quella che non è una moda, bensì una tecnica di lavoro efficace, che ha, comunque, un fine logico, allora il fatto passa quasi inosservato. Lui, l’Uomo Ragno, non si preoccupa più di tanto. Se la ride, anzi, in attesa dei risultati ufficiali. E spiega – sprofondato nella poltrona del Grand Hotel - poco prima dell’ora di pranzo: «Basta con la corsa… secca. Basta con gli allenamenti di tre ore al mattino e di altre tre ore alla sera. Bisogna rendere viva la parte della stagione che è più importante, nell’economia della stagione, ma che i calciatori temono (e mal sopportano) di più».
Dunque, si gioca, prevalentemente.
«Si lavora. Con la partita ci si conosce meglio sul campo, ripetendo i movimenti, guardando quelli degli altri».
Funziona se il Catania, dopo tre giorni appena, ha mostrato combattività e, soprattutto, affiatamento.
«Non guardo il risultato, ma la voglia di lottare dei giocatori».
Ha raggiunto il suo scopo.
«Tutto è finalizzato a una data: il 31 agosto. Contiamo di cominciare bene, facendo quel che la gente si aspetta: vincere e stupire».
L’ha detto prima di arrivare qui, ad Assisi.
«Lo ribadisco, con convinzione. Bisogna stupire, non accontentarsi mai».
Si parla di sogno Uefa.
«Vincerla? No, magari facciamo un pensierino per le qualificazioni. Sarebbe bellissimo. L’importante è non illudere, ma, al tempo stesso, non fermarsi al solo pensiero della salvezza. Sarebbe tristemente appagante».
Sappiamo, ormai, a memoria quel che pensa sui moduli.
«La risposta ve la fornirei con toni irripetibili. Diciamo che ripudio gli schemi fissi, precisamente quelli confezionati a tavolino».
Appunto, però il 4-2-3-1 con cui ha cominciato a giocare non dispiace.
«Ho cambiato modulo più volte, nella prima partitella. E il Catania non avrà numeri ben determinati: sarà chiamato a mutare a seconda delle opportunità. Giusto così, anche per non dare punti di riferimento».
Tre trequartisti, una punta, ma anche i mediani che si spingono in avanti. Una squadra d’attacco.
«Se è per questo, quando battiamo un calcio d’angolo, in area si presentano nove giocatori. Allora, quel modulo diventa 1-9? O, se si sgancia il mediano, il 4-4-2 di partenza diventa 4-2-4? No, signori, basarsi sui numeri non è corretto e nemmeno completo».
Com’è difficile allenare trenta giocatori? Anzi, sono ventinove per l’esattezza.
«Però, li alleno con lo stesso metodo, senza disparità alcuna. Con me tutti avranno una possibilità, ho parlato chiaro con i ragazzi».
L’ha ribadito anche agli emissari dell’Aic, piombati qui, ad Assisi?
«Cercavano di completare una statistica, non erano arrivati fin qui per spiare chissà che cosa».
Dei singoli non parla, però, in rosa mancano ancora Spinesi e Morimoto.
«Li aspetterò. Spinesi lo sento ogni giorno, sta migliorando e s’informa sul lavoro e anche su quello che è il lavoro sul campo. Morimoto? Spero per lui, e per il Catania, che vada sul podio, almeno in zona medaglia. Manca anche Plasmati, che lavora a parte perché infortunato. Lo aspetto».
La difesa si allena in maniera particolare, curando i movimenti.
«Tutti fanno così. Quando dico che in questa squadra sarà fondamentale l’equilibrio, significa che ognuno dei calciatori deve sacrificarsi. Con o senza la palla tra i piedi».
Sarà il segreto del nuovo Catania?
«Nessun segreto, ma lavoro. E, soprattutto, serve e-q-u-i-l-i-b-r-i-o. Ecco, glielo scandisco, così rimane più impresso nella mente di tutti quanti». Quanto ha studiato, Zenga?
«Da allenatore, parecchio. Zaino sulla spalla, sono andato in giro per il mondo a imparare dagli altri. Ho una serie di video che passo in rassegna spesso, un patrimonio che cerco di aggiornare sempre».
Anche adesso?
«Più che mai, perché dovrei fermarmi?».
Studiava i futuri colleghi. Adesso, ad Assisi, i tecnici delle squadre limitrofe vengono a prendere appunti. E, tra loro, anche il suo ex compagno Pasquale Rocco, ex Inter.
«Pasquale è un amico vero. Certo, sono onorato che qualcuno possa osservare il Catania con occhio interessato».
I giocatori sembrano entusiasti del suo modo di allenare.
«Li coinvolgo tutti quanti. Cerco di trarre il massimo da loro».
Variazioni sul tema. Mourinho prepara l’approccio con il campionato italiano.
«Sarà una stagione interessante per tutti. Però, se mi permettete la battuta, non capisco come mai tutti quelli che vincono, vengono sostituiti: Mancini, Capello. È preoccupante».
Zenga è ripartito dalla stessa società.
«Durissima, l’esperienza della stagione scorsa. Adesso, spero, di cambiare rotta e di non soffrire fino alla fine».
Tornando a Mourinho, ma è vero che lei indossava il suo cappotto?
«Era un modello identico, ma non proprio il suo. Me lo regalarono quando allenavo a Bucarest. Una cosa così, per scherzo. Però, con quell’indumento vincevo parecchio».
Tutti parlano di Ronaldinho, ma lei si emoziona di più quando stringe la mano a Cossiga.
«Certo, è stato un grande onore salutare il presidente e discutere con lui. Grande competente di calcio, Cossiga. Ronaldinho? L’ho affrontato in Coppa, quando lui giocava nel Paris Saint Germain. Non è una novità, almeno per me».
20-07-2008
Martinez: "Uefa? Mi piacerebbe"
Fonte giornale La Sicilia
Sapete cosa c’è di nuovo? C’è che Martinez è, finalmente, impegnato nella preparazione atletica. Già, l’anello mancante che, nella scorsa stagione, ha impedito al «Malaka» di offrire continuità, oltre agli otto gol che lo hanno fatto diventare il cannoniere del Catania.
Otto gol, Jorge, l’ultimo dei quali è diventato uno spot, un inno alla felicità.
«I tifosi mi fermano ancora e discutiamo di quella salvezza raggiunta negli ultimi minuti del campionato. Sono felice, ma dico alla gente di guardare avanti, soprattutto».
Avanti c’è posto per tutti?
«Siamo dieci attaccanti, lotteremo in modo sano per essere titolari».
Martinez inserito sulla destra, da trequartista, in linea con Dica e Mascara e con una punta (spesso Paolucci) più avanzata. Squadra votata all’offensiva, il Catania.
«Stiamo provando numerosi schemi, se il nostro allenatore ci farà giocare così, con il modulo 4-2-3-1, metteremmo qualità in tutti i reparti. Squadra d’attacco? Bueno, ma a centrocampo Ledesma e Carboni hanno forza e intelligenza, danno equilibrio alla squadra. Non soltanto loro, perché sono capaci pure Izco, Biagianti, Tedesco. Insomma, le alternative non mancano, in ogni ruolo».
Le arreca disturbo la concorrenza?
«C’è sempre stata, in ogni squadra, anche nel calcio che si gioca per divertimento e non in modo ufficiale. Va bene, accetto la sfida. Chi lavora sa che, prima o poi, avrà spazio. Nessun timore».
A lei, Martinez, piace questo ruolo?
«Quello di trequartista? Certo. Oramai mi conoscete, amo partire palla al piede e inventare qualcosa, giocare, saltare l’uomo, far gol».
Nelle amichevoli che il Catania ha cominciato a disputare prestissimo, e con buoni profitti, l’abbiamo vista dialogare maggiormente con i compagni.
«Amo scambiare il pallone, insieme possiamo fare grandi cose. Quest’unità di squadra sarà l’arma in più per raggiungere gli obiettivi che la società ha programmato, facendo grandi sacrifici, continuando il cammino che permetterà al Catania di migliorare sempre».
Le lezioni tattiche di Zenga sono semplici, ma efficaci.
«Dobbiamo fare girare la palla, tutti quanti ci sacrifichiamo. I primi a coprire dobbiamo essere noi punte, quando serve una mano ci dobbiamo chiudere effettuando, insieme, all’unisono, gli stessi movimenti».
Martinez, cosa si porta da casa, dopo due mesi di relax trascorsi in Uruguay?
«Il ricordo della mia famiglia, dei miei amici. Il piacere e l’onore di vedermi su tutti i notiziari che facevano passare, a ogni ora del giorno, il mio gol salvezza e l’esultanza di Catania anche contro grandi squadre come la Juventus, la stessa Roma».
Ma questi gol li conserva in video?
«Ho tutte le immagini, la collezione dei giornali che conservo gelosamente. Non è per vanto, ma lo faccio perché, quando mia figlia Lara crescerà e sarà capace di capire il gioco del calcio, spero possa diventare molto orgogliosa del suo papà, che ha segnato il gol salvezza e viene applaudito da migliaia di persone».
Quelle persone che si aspettano, da lei, molti gol ancora.
«La concorrenza sarà incredibile, io non ho l’ossessione della marcatura, ma quello delle vittorie».
I compagni parlano di Uefa, di lotta per entrare in Europa. Lei come la pensa?
«Ci sono squadre attrezzate per vincere lo scudetto. Noi siamo una squadra unita, ambiziosa. Possiamo qualificarci per l’Uefa. Io ho giocato la Copa Libertadores, in Uruguay. Mai la Coppa Uefa. Mi piacerebbe questo confronto, è uno stimolo in più per i calciatori, per la società e per la gente che ci segue».
Si parla poco di Catania, molto di più di Ronaldinho. Le vengono gli incubi la notte?
«No, dormo sereno. Però, Dinho è un fenomeno».
18-07-2008
"Vorrei chiudere la carriera qui"
Lo ricorda l'ex capitano rossazzurro Davide Baiocco, aggregatosi al ritiro della squadra etnea ad Assisi: "Era giusto fare chiarezza, confrontarsi con la società, parlare della stagione scorsa e del futuro. Non mi è mai stato detto di andar via, ma soltanto guardarmi intorno e valutare eventuali offerte convenienti. Conoscete tutti il mio desiderio, ho un contratto che mi lega ancora al Catania e intendo rispettarlo, sperando magari di chiudere la carriera qui". "Sono pronto - prosegue Baiocco - a mettermi a disposizione del mister, dando una mano alla squadra e ai ragazzi nuovi che si devono inserire; insomma, fare quello che ho sempre fatto da quando indosso la casacca rossazzurra".
18-07-2008
Lo Monaco: "La qualità non manca"
Fonte giornale La Sicilia
Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, ieri pomeriggio è arrivato ad Assisi, in tempo utile per assistere, è ovvio, al secondo test amichevole della stagione. L’amministratore delegato etneo ha partecipato a una conferenza stampa, organizzata nell’albergo che ospita la squadra, insieme con il sindaco di Assisi, Claudio Ricci, con gli assessori comunali al Turismo e Cultura, Leonardo Paoletti, e allo Sport, Daniele Martellini. C’era anche il presidente del consorzio AssisiSi e ad altri esponenti del mondo turistico locale. Un modo per rinsaldare i rapporti di amicizia tra Assisi, l’Umbria e il Catania Calcio, al suo secondo ritiro, in tre stagioni, nella cittadina in provincia di Perugia, e per lanciare, attraverso la squadra rossazzurra, l’idea di una borsa del turismo sportivo di questa regione. All’incontro, sia pure brevemente per via della partita in programma alle diciannove a Castiglione del lago, hanno partecipato il tecnico Walter Zenga e il preparatore fisico rossazzurro Alberto Bartali. Poi, esauriti i convenevoli, di corsa in auto per arrivare in tempo ad assistere alla seconda amichevole della squadra. Lo Monaco ha salutato i giocatori, stretto la mano a Zenga e osservato con particolare attenzione l’incontro. Ne abbiamo approfittato per tentare di tracciare un bilancio del mercato.
Lo Monaco, la sensazione è che stiate soprattutto pensando a sfoltire.
«L’abbiamo detto più volte. Siamo in soprannumero, ci sembra logico ridurre la rosa. L’operazione richiede una certa pazienza, per via del momento, le squadre sono ormai quasi tutte al lavoro e stanno un po’ facendo due conti, e poi la strada che porta al primo settembre, ultimo giorno di mercato, è ancora lunga. Dunque, non c’è fretta, guai a farsi prendere dell’ansia di chiudere a tutti i costi. I ragazzi stanno lavorando senza problemi e il tecnico, nonostante abbia trenta calciatori cui badare, mi sembra si trovi a suo agio».
Radiomercato continua a sfornire nomi di vostri giocatori abbinati a questa o quella società. In realtà, come stanno le cose?
«Non credo sia il caso di divulgare trattative, che poi magari non si concretano. Ci sono diverse richieste che stiamo valutando, soprattutto per i nostri giovani attaccanti, ma siamo ancora in una fase di dialogo».
Facendo due conti, vi aspetta un lavoro impegnativo. Se è vero che Zenga ha chiesto una rosa finale di ventitré-venticinque giocatori al massimo, stando alle convocazioni per Assisi, ce ne sono almeno sette, otto in più.
«Ripeto quel che ho detto più volte. Questa società non butta via nulla. Abbiamo inserito un certo numero di giocatori nuovi, in una squadra che porta avanti un progetto tecnico cominciato qualche anno fa e culminato con la promozione in Serie A. Se siamo al terzo campionato consecutivo nella massima Serie, il merito è soprattutto dei giocatori che hanno fatto bene prima nel campionato di Serie B, e poi in quello di Serie A. Ci sono però dei cicli, delle fasi, definiamole, anche fisiologiche, che si susseguono e che bisogna rispettare. Chi resta è importante, chi è andato via, penso per esempio a Vargas e chi andrà via strada facendo, lo è altrettanto». Che impressione ha avuto dalla partita?
«Buona, anche se siamo ancora in una fase iniziale del ritiro. Ci sono diversi innesti nuovi, che il tecnico sta inserendo nei suoi schemi di lavoro. Ho visto una buona concentrazione e molta attenzione nel mantenere le posizioni, facendo molta attenzione a rispettare le consegne. È ancora presto per trarre valutazioni precise, mi sembra però che ci sia un bel po’ di qualità in questa squadra».
10-07-2008
Pulvirenti: "Ciclo nuovo"
Fonte giornale La Sicilia
Il Catania più giovane stuzzica la fantasia del presidente. «Le nostre idee sono chiare, stiamo completando un ricambio generazionale, dopo quattro anni di grandi soddisfazioni». Giusto rinnovare, conferma Antonino Pulvirenti, volto più che mai disteso e soddisfazione che si nota anche lontano un miglio. Cambiare, certo. Ma non per il gusto di farlo: i nuovi arrivi sono stati scelti, dopo attente verifiche di mercato e referenze ricevute dagli osservatori, sguinzagliati in tutt’Italia e anche in Sudamerica: «Avete incontrato Paolucci? Una promessa».
Parla anche bene, l’attaccante scuola Juve.
«Una promessa, un ragazzo che, adesso, deve confermare tutto quel che di buono si dice sul suo conto».
E Catellani?
«L’ho visto felice più che mai. Ha l’ingenuità tipica di chi ha poco più di vent’anni. Sta vivendo come in una favola, ma saprà farsi valere».
Arrivano gli argentini. Oggi si presentano, nella vostra sede sociale, Ledesma e Carboni.
«Due elementi di valore, ma non voglio parlare dei singoli. Privilegiamo un gruppo che stavolta sarà chiamato a una salvezza anticipata».
I tempi sembrano maturi.
«Fino a oggi abbiamo lavorato bene, con l’intenzione di crescere sul piano societario e sportivo. Vorremmo continuare il nostro percorso a tappe. Migliorare è l’ambizione di tutti quanti. Noi vorremmo arrivarci senza straparlare, ma lavorando in tutta serenità».
In città c’è soddisfazione per la campagna acquisti sin qui condotta.
«Come ha detto l’ad Lo Monaco, abbiamo cercato di agire d’anticipo e abbiamo avuto la fortuna di agganciare tutte le prime scelte (escluso Cacia, non convinto e salutato anzitempo dagli stessi dirigenti etnei, ndr) che avevamo individuato. Giovani in squadra, certo, ma a ragion veduta».
Andrà in ritiro per seguire i suoi ragazzi?
«Non subito, ma vedrò qualche amichevole ad Assisi. Come sempre. Spero di coinvolgere i nostri amministratori, visto che abbiamo ricevuto la visita di politici e imprenditori umbri».
La convenzione da rinnovare per la gestione dello stadio Massimino? «Dobbiamo fermarci a discutere con il nuovo sindaco che, del resto, si è appena insediato. Per cominciare la stagione senza imprevisti, noi speriamo di raggiungere, al più presto, l’intesa».
Il centro sportivo resta in cima ai vostri pensieri?
«Naturalmente. È una nostra priorità».
Quando verrà lanciata la campagna abbonamenti?
«Ne discuteremo giusto domani (l’incontro con la stampa è previsto domani mattina, alle 11, al President Park Hotel di Acicastello, ndr) diffondendo il programma dettagliato».
Una bella novità, la presentazione della squadra nell’aula magna dell’Università.
«Una cornice prestigiosa, ci piace partire così, in un contesto molto prestigioso».
02-07-2008
Bucolo: "Grieco e Pane idoli"
Il Catania lo ha ceduto in comproprietà alla Reggiana, squadra neopromossa in C1. Stiamo parlando del promettende Rosario Bucolo, cresciuto nelle giovanili etnee e speranzoso di potersi mettere in mostra a Reggio Emilia, dopo le positive esperienze di Gela e Catanzaro. Positive le prime sensazioni di Bucolo da giocatore della Reggiana, squadra ambiziosa dove ritrova i suoi idoli: Vito Grieco e Alessandro Pane, indimenticabili ex rossoazzurri. "Mi ricordo - ha dichiarato Bucolo, quando da bambino, facevo il raccattapalle allo stadio e li vedevo correre al Cibali. Che emozione: ora giocherò con Grieco e sarò allenato da Pane". Adesso Bucolo sogna la promozione in B con la casacca granata della Reggiana ma non nasconde che in futuro vorrebbe tanto poter indossare la maglia del Catania nel massimo campionato italiano.
30-06-2008
Dica avrà il 10 di Mascara
Fonte giornale La Sicilia
"Dica è scappato", titolano i quotidiani sportivi in Romania nell’edizione domenicale. I tifosi sono delusi, ma gli... sportivi augurano buona fortuna al numero 10, considerato il naturale sostituto di Adrian Mutu. Sul sito Stelisti.ro c’è una foto della sua maglia, mostrata da un tifoso durante una partita della Steaua e la conferma della sua partenza: «Avrà il 10 di Giuseppe Mascara», informano nella homepage. I commenti si sprecano. Alcuni in chiave positiva, altri un po’ duri. Il suo manager, Adrian Ilie rilancia: «Ha fatto molto per la Steaua, abbiamo rispettato le sue scelte». Gsp tv, canale romeno on line dedicato allo sport, pubblica un lungo filmato che riassume i gol più belli di «Dicanio», soprannome del fantasista, accostato all’ex leader della Lazio. Insomma, una celebrazione, un commiato a suon di immagini e di foto. Altri siti pubblicano, in lingua originale, alcune dichiarazioni del giocatore che sono state rilasciate ieri e diffuse con ampio risalto: «Andrò a Catania per alcuni giorni, ma la settimana prossima. Sarò presentato ai tifosi e alla stampa e ne approfitterò per visitare la città e organizzare il mio trasferimento nella nuova abitazione. Poi, raggiungerò il ritiro della squadra». Qualche parola sul futuro: «Voglio dare il massimo, perché desidero avere successo anche in Italia. Devo ambientarmi il più velocemente possibile. Voglio giocare nel miglior modo possibile, per quello che mi chiederà Zenga, e riuscire a ottenere i risultati che si aspetta la società. È importante che ci sia Zenga come mio allenatore e ringrazierò di persona i dirigenti per avermi acquistato». Il giocatore romeno e Zenga si sono sentiti telefonicamente e l’allenatore del Catania ha confermato che, qui, in Sicilia, c’è una tifoseria eccezionale, sia allo stadio che in giro per la città. Dica ha bisogno di «affetto», dopo l’ultimo periodo di contestazioni esternate dai tifosi, che prima non vedevano l’ora di esultare dopo i suoi gol.
24-06-2008
Spinesi: "Catania, aspettami"
Fonte giornale La Sicilia
Quando Gionatha Spinesi esce dal bunker di Cesenatico, il sole estivo è quasi tramontato: «È ogni giorno così. Orari massacranti, lavoro durissimo. Mai distrarsi. Mai. Sembro uno studentello rimandato a settembre, che va a ripetizioni dai professori più bravi del circondario per ripresentarsi più forte all’esame decisivo».
Come sta, innanzitutto?
«Meglio. Sono stanco, ma la fase di recupero è più che avviata».
Chiariamo il concetto a quei tifosi che, ogni giorno, si chiedono dove sia finito.
«Sono a Cesenatico nel centro in cui lavorano gli infortunati. Lo stesso centro in cui hanno recuperoto Colucci e Amauri».
Frequenta, insomma, lo specialista romagnolo, il prof. Chierici.
«Certo che sono migliorato parecchio. Venti giorni fa il ginocchio operato dopo l’infortunio era gonfio».
Adesso?
«Adesso corro».
Miracolo, miracolo...
«Corro in bici, ma faccio percorsi impegnativi».
Ci racconti la sua giornata.
«Sveglia alle 7,30». Siamo quasi in caserma? «Ma se voglio recuperare, non posso perdere tempo».
Colazione veloce e...
«Via con la bici: due ore di pedalate».
La giornata non finisce così, vero?
«Dopo la bici, andiamo al mare».
Un po’ di riposo ci vuole.
«No, non prendiamo la tintarella. Lavoriamo in acqua: recupero fisico e potenziamento».
Almeno siete in un posto piacevole.
«Sì, ma per chi sta bene ed è in ferie. Vi assicuro che chi ha in testa solo una cosa, non bada al sole, alle vacanze».
La sentiamo determinato, Gionatha.
«Non posso essere altrimenti. Con la testa ho già recuperato, con il fisico sto cercando di essere bravo a tornare quanto prima».
I vantaggi, se ce ne sono?
«Mi sono fatto male alla fine della stagione: sfrutterò l’estate e il ritiro per rimettermi più al passo il più presto possibile».
Gli svantaggi?
«Non cominciare il campionato sarà brutto. Io sono abituato a esserci, comunque, in campo o in panca. Ma la mia assenza non sarà dettata, questa volta, da una scelta tecnica».
Torniamo alla sua giornata. Di pomeriggio cosa fa?
«Dalle 14,30 alle 19,30 lavoriamo in palestra per il potenziamento».
Ma i compagni li ha sentiti?
«Molti mi telefonano spesso».
E Vargas?
«Mi ha chiamato prima di tornare in Perù».
Qualcuno ha scritto, giorni fa, che lei lo avrebbe raggiunto a Firenze?
«Siamo fidanzati?»
Non crediamo: si parlava di un suo passaggio alla Fiorentina come quinta punta?
«Quinta punta? No, guardi: io sto bene a Catania».
In effetti la gente l’aspetta.
«E io prometto che farò di tutto per tornare l’attaccante che tutti applaudivano».
Zenga ha usato belle parole nei suoi confronti, specie quando si è fatto male e il Catania ha dovuto rinunciare al suo centravanti.
«Ho letto, ho saputo. Sono grato a Zenga per la fiducia. Del resto, si è creato un rapporto bellissimo. Spesso, le vittorie nascono da queste piccole cose. Un particolare positivo determina un successo».
Non possiamo che augurarle buone vacanze, Gionatha. Però sappia che la gente, a Catania, l’aspetta con curiosità.
«Questa fiducia mi ripagherà dei sacrifici. Ho al fianco la mia famiglia e questo mi fa sentire più forte che mai. Il ginocchio migliora ogni giorno che passa».
Buona, ottima, notizia.
«Ci vediamo in ritiro».
Ad Assisi si lavora e si prega.
«Sembra il posto ideale per noi».
16-06-2008
Zenga: "Carboni giocatore esperto"
Fonte giornale La Sicilia
Buonasera, Zenga.
«Buonasera? Guardi che qui è ancora l’alba. Mi sono svegliato di soprassalto».
Ma dove si trova?
«In California».
Però...
«Sono in vacanza con la famiglia».
E gli Europei?
«Vi avevo detto che non li avrei seguiti».
Pensavamo che almeno Italia-Romania...
«Parliamo del Catania?»
Sta seguendo le operazioni di mercato?
«A parte che mi fido ciecamente dei dirigenti.... Comunque, sì».
Ci parla di Carboni, acquisto fortissimamente voluto dalla società.
«Confermo che si tratta di un giocatore di primo livello: abile a marcare e a ripartire».
Lo conosceva da tempo, insomma.
«Guardate che è un giocatore molto esperto: ha giocato sei stagioni in Argentina, tre in Austria. Aveva, mi dicono, molte offerte di altri club».
Ne ha parlato con il Trap, ex guida del ragazzo?
«Si parla sempre tra di noi allenatori. Se volete saperlo, sì, ne abbiamo discusso».
Di Cosmo?
«La società l’ha acquistato prima del mio arrivo, lo porterò in ritiro».
Per scoprire come gioca?
«No, no. Mi sono documentato. A Barcellona ha segnato 16 gol».
Esatto.
«Ma vi sembra che non segua il calcio siciliano? Se un ragazzo vale e il Catania decide di puntare gli occhi su di lui, mi documento anch’io e tenterò di fargli dare il meglio».
Verrà in ritiro anche Kosicki?
«Nel mio progetto di squadra, sarà uno dei tre portieri del Catania».
Sul mercato, la società sta seguendo piste straniere: argentini, forse romeni.
«Guardi, io sono abituato a commentare soltanto gli acquisti ufficiali. Altrimenti illuderei i lettori. E poi...».
Continui.
«Ci sono ancora altre situazioni da definire: le comproprietà, i prestiti. Basiamoci su fatti certi».
Ecco, a proposito di prestiti, chi vorrebbe vedere all’opera tra i ragazzi che torneranno alla base per contratto?
«Non vado a ficcare il naso sulle strategie societarie. Ripeto, è ancora presto per parlare di Plasmati, Falconieri, Minelli... No, aspettiamo le notizie ufficiali».
E le sue vacanze come vanno?
«Bene, ho scelto un itinerario insolito».
Ci faccia crepare d’invidia.
«Sto girando gli Stati Uniti in auto. California, in questo momento».
Complimenti.
«Ma da queste parti ho lavorato per tre anni (da allenatore con la New England Revolution, nel campionato statunitense, un sesto posto nel 1998 e la stessa posizione finale nell’anno seguente, ndr) e ho ancora molti amici. Faccio tappa e... riparto».
Quando tornerà a Catania?
«Sicuramente qualche giorno prima del ritiro, per programmare ogni dettaglio. Ci vediamo presto, nei primi giorni di luglio».
09-06-2008
"Stiamo costruendo un Catania più forte"
Fonte giornale La Sicilia
Farà rientro in Italia quest’oggi, dopo dodici giorni di giro sudamericano tra Brasile e Argentina. Pietro Lo Monaco torna a casa e nella valigia porta il contratto di Ezequiel Carboni, ventinove anni, sette stagioni con il Lanus, di cui era capitano nella Serie A argentina e tre nel Salisburgo, anche qui capitano, in Austria, gli ultimi due campionati con Giovanni Trapattoni in panchina. Un titolo austriaco e un secondo posto per lui a Salisburgo, insieme ai preliminari di Champions e alla Coppa Uefa. Lo Monaco sottolinea il valore di un calciatore bravo, esperto e desideroso di confrontarsi nel massimo campionato italiano: «Carboni è forte - dice l’ad rossazzurro - si tratta di un ottimo mediano. Probabilmente, il grande pubblico non lo conosce, ma tra gli addetti ai lavori è piuttosto quotato e lo dimostra la durissima concorrenza, che il Catania ha dovuto battere per portarlo a casa. Su di lui c’erano, soprattutto, gli spagnoli del Villarreal, che giocheranno la Champions, e gli inglesi dello Stoke City. Siamo soddisfatti del suo ingaggio, speriamo adesso di riuscire a chiudere anche l’altro obiettivo, che stiamo tentando di definire». Lo Monaco, ovviamente, non lo dice, prova a tenere segreto un nome che, se portato a casa, permetterebbe di elevare, e di molto, il tasso tecnico del prossimo Catania. Come anticipato un paio di giorni fa sul nostro giornale, il nome lo facciamo noi e, a questo punto, anche il «duro» amministratore delegato etneo si lascia andare. È il centrocampista del Boca Juniors, Pablo Ledesma, ventiquattro anni, talento puro, inseguito invano dalla Lazio lo scorso anno e tra gli obiettivi di almeno altre quattro-cinque squadre. Tra queste, Fiorentina, Lazio, Torino e gli spagnoli del Siviglia. Il Catania è nella mischia e prova a vincere la concorrenza di club forti, ricchi e ben piazzati in Europa. «Ci stiamo provando - ammette Lo Monaco - per fortuna abbiamo ottimi agganci in questo mercato e già in passato (Vargas, Martinez, Alvarez e Silvestre, altro Boca) siamo poi riusciti a spuntarla. Ledesma è uno dei giocatori più ricercati sul mercato, costa un pozzo di milioni di euro e portarlo a casa non sarà facile. Abbiamo lavorato sodo in questi giorni e continueremo a farlo nella speranza di spuntarla». Il Catania, però, è solo all’inizio di una strada che nelle prossime settimane modificherà buona parte della sua struttura. Soprattutto tra i giocatori cosiddetti della vecchia guardia, protagonisti in rossazzurro della promozione in A e di due salvezze sofferte, certo, ma meritate: «Come in tutte le cose della vita - sostiene Lo Monaco - c’è sempre un tempo che si apre e uno che si chiude. Il Catania dovrà cambiare una parte della sua fisionomia, anche per naturali esigenze anagrafiche. Avremo l’esigenza di fare crescere e migliorare alcuni settori della squadra, senza per questo snaturare quello che per noi è determinante e prioritario, intendo il rispetto dei numeri e delle proprie risorse. Stiamo lavorando con impegno e, nella scia della nostra filosofia calcistica, inseriremo giocatori motivati, che hanno voglia di dare e di fare e che, ovviamente, riteniamo all’altezza della società, della categoria e della città. La strada è lunga, il tempo c’è, il mercato è appena agli inizi. Ovviamente, ripartiremo da una base solida, che vale e che, insieme con quel che verrà, speriamo riesca a gratificare le attese». Vargas è ormai della Fiorentina: «C’è un accordo con i viola - conferma Lo Monaco - credo che non ci saranno sorprese». Rimarranno certamente Martinez, Morimoto, Mascara, Stovini, Biagianti, Terlizzi, gli argentini, che anzi aumenteranno e Spinesi, che avrà bisogno di recuperare dall’infortunio. Il resto lo vedremo strada facendo. Infine, l’attacco: «Abbiamo preso Di Cosmo, un ragazzo che ha buone referenze e ottimi margini di crescita, ma faremo quel che serve per evitare sofferenze. Ci vuole pazienza e vedrete che non ci tireremo indietro».
02-06-2008
L'obiettivo di Izco, "Un gol in Serie A"
Fonte giornale La Sicilia
Mariano Izco sarà uno di quei giocatori sul quale il Catania intende scommettere ancora. Contratto a parte, se è vero che la società si sta guardando attorno per programmare inserimenti Under 30 in organico, nome e qualità dell’argentino diventano una garanzia per l’immediato futuro. Izco, ormai, è un catanese acquisito: «E dire - racconta prima di andare in vacanza nella sua Argentina - che quando arrivai in Italia, la squadra si era trasferita a Feldkirchen per il ritiro precampionato. Mi ritrovai solo, non conoscevo nessuno, parlavo e capivo a stento l’italiano. Come inizio fu un disastro: piansi per due giorni, l’ho già detto, il mio esordio in prima squadra fu rinviato per motivi burocratici. Insomma, c’erano i presupposti per un mio passaggio molto veloce in rossazzurro. Puntai i piedi e mi dissi: è l’occasione professionale più importante della mia vita». Insomma, Izco si rimboccò le maniche, cominciando a lottare come un leone. Chi ha cuore, alla fine, ottiene qualcosa: «E, in questa città - ammette Mariano - ho guadagnato la stima della gente e della società. Elementi che reputo importanti per stare bene e dare il massimo».
Anche la stima della squadra in cui gioca non è da sottovalutare. «Tutt’altro, con i compagni ho instaurato un rapporto che va oltre ai doveri puramente professionali. Con molti dei compagni c’è amicizia sincera».
Specie con Martinez.
«Parliamo la stessa lingua, i nostri caratteri sono estroversi».
Gran bell’acquisto, Jorge.
«Ha segnato i gol della permanenza, ha dato una mano alla squadra anche all’inizio della stagione. Ha vissuto un momento no, ma a causa di un paio di infortuni che lo hanno limitato».
Resterà anche lui.
«Sono sicuro che qui, a Catania, diventerà il fuoriclasse che tutti i tifosi si aspettano».
Vargas in partenza.
«Merita un club di livello europeo. Mi spiace che se ne vada, a Catania ha fatto faville».
Izco titolare nel Catania che verrà?
«Lotterò per farmi spazio, sicuro che, come sempre, la società ha giocatori di grande livello in tutti i settori».
Ci aspettiamo anche i suoi gol.
«Ho provato, senza fortuna. Mi consolo con la realizzazione a Udine, nel corso dell’andata di Coppa Italia».
Buone vacanze, Izco.
«Torno a casa, rivedrò amici e parenti. Poche settimane, le vacanze dureranno poco».
Il ritiro del Catania comincerà il 12 luglio, ma almeno tre giorni prima i rossazzurri si ritroveranno in sede per le consuete visite mediche.
30-05-2008
Arcoleo "promuove" Catania e Palermo
Fonte giornale La Sicilia
«In fondo, in base agli esiti della stagione 2008/09, penso che si possano considerare positivi i campionati di Catania e Palermo. La squadra etnea mirava alla salvezza e l’ha centrata anche se in extremis; quella rosanero l’ha pure conseguita, pensandoci comunque per tempo». Ignazio Arcoleo - che non abbandona mai l’idea di tornare in panchina - insomma assolve le due siciliane. Ma, osserviamo, il Palermo non era partito annunciando una sicura conferma nell’area Europa? «Non è il primo caso di un naufragio dopo i progetti più ambiziosi di partenza. Ma, badate, quando s’è concretata la sbandata, la squadra di Zamparini ha saputo raddrizzare la rotta».
Comunque, la stagione ha impallinato le due panchine.
«E’ storia vecchia e ormai trita e ritrita; quando le cose vanno per il verso sbagliato, la prima vittima è il tecnico, perchè è la via di fuga più comoda per i dirigenti che hanno sbagliato qualcosa in partenza. Comunque, la casistica è quella solita: c’è chi deve cambiare timoniere (il Catania, da Baldini a Zenga) e chi invece cambia per poi rimpensarci (il Palermo, con l’alternanza Colantuono-Guidolin-Colantuono)».
Ma ci si può accontentare di una salvezza in taluni casi risicata?
«Bisogna convincersi che anche nell’industria-calcio il Meridione soffre di un gap negativo calcistico assai marcato. Per cui riuscire a restare in Serie A è già un piccolo scudetto. La competizione con i club-maciste del Nord è ’impossibile’. Se dunque non si può stare in Paradiso a dispetto sei santi, non lamentiamoci quando ci spetta un posticino nel limbo della classifica, cercando qualche spiraglio di luce del sole».
E’ dunque un braccio di ferro impossibile quello che sostengono Palermo e Catania.
«Mettiamoci pure la Reggina e in un certo senso il Napoli: il Sud del grande calcio è tutto qui, condannato a vivere fra mille difficoltà. E dunque diciamo grazie a un impresario importato qual è Maurizio Zamparini, quindi a un coraggioso quanto saggio imprenditore locale qual è Nino Pulvirenti, per i momenti di gloria calcistica concessi alle due principali città dell’isola. Guai se mollassero!».
Qual è stata, Arcoleo, la caratteristica delle due squadre, quella rossazzurra e quella rosanero?
«La cocciutaggine con cui hanno saputo lottare sino alla fine, evitando con un coraggioso colpo di reni il patatrac, quando hanno toccato il fondo».
Se lei potesse varare una selezione dei migliori pezzi delle due squadre, su chi farebbe cadere la scelta?
«Più che gli uomini, preferisco scegliere i reparti. La mia squadra ideale la comporrei con la difesa del Catania, quindi con il reparto avanzato del Palermo. Per il centrocampo la mia scelta cade su quello rosanero, ma soltanto in fase offensiva, perchè il Catania disponeva di più validi uomini-argine».
Arcoleo, sono già con le valigie in mano Vargas, Amauri e Barzagli...
«E’ la legge del calcio. I pezzi più ambiti non li trattengono neanche il Chelsea o il Real Madrid».
29-05-2008
Parla la signora Zenga
Fonte giornale La Sicilia
I catanesi hanno imparato il suo nome in gran fretta. I più attrezzati le scrivono già sul blog, chiedendole commenti e pronostici sul Catania e particolari sul lavoro del marito: «Soffro in silenzio - ribadisce Raluca Rebedea Zenga, nel corso della prima intervista catanese - cerco di calarmi nel suo difficile ruolo. Com’è a casa mio marito? Paziente, ma per ogni uomo è impossibile lasciare le tensioni del lavoro dietro l’uscio di casa». Raluca è loquace. In redazione si muove con disinvoltura nonostante le scarpe «tacco 12», che indossa a corredo di un abitino coordinato e sufficientemente elegante. Alla bellezza, insomma, abbina gusto e cervello. Complimenti, Walter: «Ho fatto la giornalista, in Romania. Scrivevo per una rivista che si occupava di spettacolo, gossip, commentava i fatti più importanti della settimana».
Lei scriveva di sport?
«No, tenevo una rubrica sui casi più importanti della vita in Romania».
Ma, allora, l’unione con Walter com’è nata?
«Si è avvicinato lui, io non sapevo cosa facesse, anche se nel mio Paese era una celebrità».
In Italia, allora...
«Me ne sono accorta quando siamo arrivati a Milano. Allora sì, mi sono resa conto chi fosse Zenga».
Ma non li ha seguiti i Mondiali del 1990?
«Avevo appena otto anni, non guardavo le partite in tv».
Sa chi era il portiere della nostra Nazionale?
«L’ho scoperto tempo dopo».
Paura?
«No, ho rispetto per il suo lavoro, cerco di non invadere il campo, ma di aiutarlo come posso».
Allo stadio Massimino l’abbiamo vista impaziente.
«Mi rendevo conto di quanto fosse importante la partita del Catania contro la Roma».
Ha visto che festa, alla fine?
«Colleziono le foto della salvezza. Se ne avete una con me e Walter in campo, vi prego, inviatemela, la metterò sul blog».
Quando Walter ha scelto Catania, lei che cosa ha pensato?
«Ho detto, corriamo in Sicilia, è una terra bellissima».
Adesso non ci dica...
«Guardi, io sono stata spesso in vacanza, nelle regioni del Sud Italia. Sono posti spettacolari, si sta benissimo. Abbiamo, infatti, avuto la conferma della bontà della gente, della genuinità di questi luoghi».
Felice di rimanere?
«Sicuramente, con sole e mare da favola non posso chiedere di meglio».
Lei, romena di nascita, potrebbe diventare lo spot più bello a difesa della gente onesta.
«Sono dispiaciuta per quel che accade alla gente originaria del mio Paese. Le dico che, in Romania, c’è una comunità di italiani davvero numerosa. E, da quel che mi dicono i miei amici, si trovano a meraviglia tutti quanti».
Le brutte eccezioni, purtroppo, esistono ovunque.
«Noi torniamo spesso in Romania, ci troviamo bene, così come vivono a meraviglia anche gli italiani».
Due giorni a Catania, cosa chiederà di gustare, a tavola?
«Spaghetti ai frutti di mare con le vongole».
Ha già un buon gusto.
«Gusto siciliano? Mi sto ambientando».
Dove abiterà la famiglia Zenga?
«Ci piace molto la Scogliera. Un paradiso».
Complimenti, Raluca. Lei ha raffinatezza, simpatia e gusto.
26-05-2008
Baiocco, vacanze siciliane
Fonte giornale La Sicilia
Una settimana a un ritmo altissimo, come se fosse in campo. Tre anni risolti in volata, all’ultimo turno, la piacevole coda post campionato in giro per Catania, una città diventata sua non per caso, ma per scelta. Le vacanze di Davide Baiocco sembrano tutte uguali. I tifosi lo chiamano, Davide risponde: «È logico che sia così, abbiamo sofferto tutti quanti per un anno intero, adesso è arrivato il momento di dire grazie».
Quanti impegni, ma non si stanca?
«La gente si è stancata del Catania?»
Assolutamente no.
«Io sono qui perché, ormai, mi sento catanese al cento per cento. Immergermi nel caos cittadino mi regala sensazioni incredibili».
Che campionato è stato per lei?
«Importante, s’impara sempre, non abbiamo mollato e, alla fine, ci siamo tolti questa grande soddisfazione di festeggiare la permanenza».
A cinque minuti dalla fine, eravate ancora in Serie B.
«Mentalmente è stata una stagione durissima, però ci darà lo spunto per ricominciare ancora più carichi».
Che cos’ha pensato, alla fine della partita con la Roma.
«Non ho pensato, ho pianto e non mi vergogno a dirlo. Ho sfogato così tutta la tensione accumulata in una stagione».
Come si sta a Catania, in vacanza?
«Divinamente. Ho la fortuna di avere molti amici al di là del calcio e con loro mi sento perfettamente a mio agio».
Non parlate di calcio?
«A volte evitiamo, ma in questa città si vive di pane e pallone. I discorsi, inevitabilmente, cadono lì».
E' vero che ha programmato un tour siciliano in auto?
«Vorrei farlo da anni, vediamo se è arrivato il momento giusto. Io, la Sicilia, la studio sui libri, poi vorrei anche vederla. Mi mancano molti posti da sogno».
Per esempio?
«Vorrei visitare la zona del Trapanese, da Marettimo a San Vito lo Capo. Non solo».
Aggiunga, aggiunga.
«Mi piacerebbe fare una capatina sulle coste agrigentine e pure a Tusa, per vedere dal vivo il castello, trascorrere qualche giorno a Capo D’Orlando, fare un giro nell’Ennese. Guardi che sono preparato, eh».
Abbiamo notato che non sceglie posti da Vip.
«Ci sono anche le isolette, quelle sono frequentate anche da personaggi famosi, ma io vorrei ammirarle con grande calma».
Lei ha vissuto in una casa del centro storico. Cambierebbe vita trasferendosi in periferia?
«Al contrario, se proprio lo vuole sapere, ho acquistato un’abitazione a due passi da quella che avevo in affitto. Una scelta precisa, voluta, piacevolissima».
Rinnega Perugia?
«Mai, quella è la mia città e le origini non si tradiscono. Però, da tre anni sono catanese a tutti gli effetti, a Perugia ho i parenti e, ogni tanto, passo da quelle parti. Lavoro e vita sono qui, a Catania. La scelta di acquistare casa ha un significato preciso. La mia famiglia qui sta bene, i ragazzi hanno amici fantastici. Perché cambiare?»
L’ultima festa della stagione è stata anche la più attesa. Che spettacolo di pubblico al memorial Valenti…
«Ecco l’ennesima dimostrazione di affetto della gente. Io non voglio fare il mieloso con i tifosi, ma loro sanno come intendo io il gioco del calcio e sanno anche quanto siano fondamentali i tifosi nella vita di una squadra. Noi sentiamo ogni giorno la loro spinta e ne beneficiamo, cercando di ricambiare con moneta sonante: cioè con le vittorie».
Quante maglie ha regalato quest’anno?
«Ho perso il conto, dopo la casacca numero 76, ma so che la maglia lanciata in curva dopo la partita è il grazie più semplice e gradito che un calciatore possa fare».
Baiocco, ma in vacanza si concederà qualche trasgressione alimentare? I calciatori devono seguire una dieta ferrea, però...
«In estate qualcosa ce la concediamo. Da Perugia mi sono arrivate le salcicce che, cucinate come si deve, diventano un piatto... forte, fortissimo».
Buon appetito.
«Non mi rivedrete in sovrappeso, da 14 anni faccio questo mestiere e mi so amministrare in tutti i sensi».
Vargas andrà via. Dove lo collocherebbe lei?
«In qualsiasi squadra».
Preferenze?
«Io sceglierei l’Inghilterra».
E se restasse in Italia?
«Da avversario lo avvertirei prima: ti faccio fare brutta figura».
25-05-2008
Baiocco: "Sceneggiate romaniste"
Sabato in occasione del memorial Valenti, tenutosi a Massannunziata e che ha riscontrato un successone di pubblico e, conseguentemente, d'incasso, devoluto per intero in beneficienza, il centrocampista rossoazzurro Davide Baiocco ha sottolineato l'importanza della manifestazione. "Il bello del calcio è anche poter fare sorridere qualcuno. Tutti dovrebbero prendere spunto da manifestazioni di questo tipo che, tra l'altro, contribuiscono a migliorare l'immagine del nostro sport". Baiocco si sofferma poi sulle accuse dei giorni scorsi di giocatori e dirigenti della Roma di mancanza di sportività del Catania. "Io a differenza di qualche calciatore della Roma - afferma il capitano etneo - ho giocato in Interregionale, C2, C1 e in tutte le parti d'Italia. Quello che succedeva fuori dal campo non ha mai influito sulle mie prestazioni. Minacce di non uscire dal campo ne ho ricevute tante e a 33 anni sono ancora qui. Finiamola allora con queste sceneggiate. Inoltre non penso che i tifosi della Roma sarebbero stati particolarmente contenti se avessero perso lo scudetto in casa contro un Catania già salvo". Infine c'è spazio per il futuro del Catania e di Baiocco in rossoazzurro. "Ho un altro anno di contratto - prosegue il centrocampista -, intendo rispettarlo, resto a disposizione della società che deciderà quale squadra allestire per la prossima stagione. Sono certo che verrà fuori un Catania competitivo".
24-05-2008
Tedesco, che gran finale
Fonte giornale La Sicilia
Certo che il Tedesco di fine stagione... altro che saldi. Giacomino è stato, a detta dei tifosi rossazzurri, il valore aggiunto del Catania. Differente, e di molto, rispetto al giocatore dal rendimento incerto che, nella prima parte del campionato, alternava spezzoni di partita, collocazione in panchina e viaggi, molto meno graditi, in tribuna. Insomma, anche a distanza di una settimana dalla festa salvezza, ci si chiede: che cos’è successo al faticatore di Palermo, arrivato per primo, nel Catania disegnato da Baldini (e, nell’ultimo mese e mezzo, rivisitato da Zenga), firmando un contratto triennale? Il centrocampista, alla fine della partita contro la Roma, aveva spiegato le sue motivazioni: «È successo che ho giocato di più. Ho trovato, dunque, una continuità maggiore, sul campo».
Anche il rendimento è cambiato.
«Più gioco, più mi adatto al livello del campionato. Cresco, mi integro nel gruppo e cerco di dare il mio contributo di entusiasmo ed esperienza».
Se la mettiamo così... Non esca più dal rettangolo del Massimino.
«In estate mi riposo, pronto a tornare più motivato che mai».
A questo punto, anticipiamo il suo immediato futuro.
«Non ci sono argomenti per discutere: resto. Punto e basta».
Certo che il suo cambio di rendimento è servito al Catania.
«Le volate finali? Sono abituato a organizzarle con grande intensità. E con una buona dose di ottimismo».
A Reggio la ricordano ancora con piacere.
«Anch’io ho vissuto cinque stagioni molto intense».
Alcune delle quali culminate con salvezze insperate.
«Ho imparato la lezione: bisogna lottare fino all’ultimo istante del campionato».
Il Catania l’ha fatto.
«E ha avuto quel che si meritava: la permanenza».
Il momento decisivo?
«Ogni istante lo è stato».
E dire che, contro la Roma, l’occasione più pericolosa l’ha firmata proprio lei.
«Doni si è superato, l’importante è aver pareggiato, staccando il pass salvezza».
Cosa pensa, oggi, Tedesco?
«Ripenso alla stagione e sono soddisfatto. Con Zenga ho trovato più spazio, ricambiando la fiducia».
Adesso, tutti in vacanza?
«Torno a casa per rilassarmi insieme con la famiglia».
C’erano i suoi ragazzi alla partita.
«Indossavano la maglia con mio cognome. Che orgoglio...»
La sua Scuola Calcio di Tommaso Natale cresce ancora?
«Con orgoglio vi dico di sì. A Palermo ho voluto fare qualcosa per i ragazzini che amano il calcio e per la società in cui ho mosso i primi passi».
Adesioni in gran numero, ci dicono.
«Centinaia, eppure siamo nati pochi mesi fa. Sono felice».
Segue questi piccoli suoi eredi?
«Quando posso, con grande piacere».
Ma non ci dica che tifano per il Catania.
«Guardi, mettiamola così: tengono per Giacomo Tedesco».
Risposta certamente diplomatica.
«No, è tremendamente vera, ve l’assicuro».
Tre anni di contratto. Il primo è volato via.
«Ve l’assicuro, è stato un campionato lunghissimo, logorante. Ci riposiamo un attimo e ripartiremo di slancio».
Con Tedesco nei meccanismi del centrocampo?
«Mi volete ancora? Resto qui con immenso piacere».
19-05-2008
Zenga: "Imparato tanto da Catania"
Walter Zenga, confermato per la prossima stagione alla guida tecnica del Catania, è euforico. La salvezza strappata in extremis grazie al gol messo a segno da Martinez a pochi minuti dal termine del match con la Roma equivale alla conquista di uno scudetto. "La partita - ha affermato Zenga nel dopogara - l'abbiamo preparata benissimo e alla fine siamo stati premiati. Questa città, questi splendidi tifosi meritavano la Serie A. Per me è stato un mese e mezzo fantastico, ho lavorato con un gruppo compatto, sempre pronto al sacrificio, in una città da cui ho imparato tanto e ho avuto modo di apprezzare. Il mio futuro è qui, non potrebbe essere diversamente".
17-05-2008
Graziani: "Muscoli e concentrazione"
Fonte giornale La Sicilia
Da giocatore della Roma ha conquistato due Coppe Italia. Da tecnico del Catania, insieme a Maurizio Pellegrino, una promozione in serie B. Francesco Graziani, per tutti «Ciccio», si appresta a vivere una domenica intensa, fatta di emozioni, di sensazioni e di un bel po’ di pathos. Catania-Roma è la partita dell’anno. Insieme a Parma-Inter, deciderà scudetto e un paio di retrocessioni.
«Ciccio», allora...?
«Mi appresto a vivere una bella domenica carica, carica di emozioni. Se potessi farlo cancellerei la partita dal palinsesto e tutto sarebbe a posto».
Invece no, bisogna giocarli questi novanta minuti.
«E sarà una sofferenza. A Roma ho giocato e vinto anche un paio di coppe, a Catania sono stato due anni dirigente e nel finale della seconda stagione, da allenatore, conquistai con Pellegrino la B. Ho entrambe le squadre nel cuore, sebbene quella di Catania è un’esperienza più recente e la città mi è rimasta dentro in maniera molto forte».
Domenica sarà dura. Una riderà, l’altra piangerà.
«Entrambe hanno un obiettivo importante, ma con una differenza che non è di poco conto. Il Catania dipenderà da sé stesso, la Roma dovrà ottenere il massimo e aspettare buone nuove da Parma. Sembra una sciocchezza ma non lo è. Il discorso vale anche per Parma-Inter. I nerazzurri vincendo sarebbero campioni, i gialloblù pur aggiudicandosi l’incontro dovrebbero verificare il risultato del Massimino».
Che sarà tutto rossazzurro, un bel vantaggio.
«Potrebbe essere decisivo. Conosco il calore di quello stadio, so bene cosa vuol dire averlo a favore. Ti spinge e ti fa correre senza accorgerti della fatica. Il Catania dovrà sfruttarlo e giocare con grande intelligenza. Guai a metterla sul piano solo tecnico però, la Roma andrebbe a nozze. Sarà determinante, a mio modesto avviso, giocare senza concedere fiato e campo all’avversario. Occorreranno muscoli e massima concentrazione, sfruttando anche quel che di buono sul piano tecnico gli etnei sanno comunque fare».
Risposta secca e sincera. Chi vince domenica?
«Ti dico la verità. Può succedere di tutto. Molto dipenderà anche dall’Inter e da come, realmente, scenderà in campo la Roma. Occorrerà verificare se loro credono davvero di potere vincere lo scudetto e se esisteranno le condizioni generali per centrare l’obiettivo. Per questo sarà importante l’atteggiamento del Catania e le notizie che giungeranno da Parma. Ribadisco un concetto. I rossazzurri hanno tre alleati molto importanti: il fattore ambientale, i due risultati su tre e l’andamento di Parma-Inter».
Niente tifosi della Roma a Catania e niente interisti a Parma.
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