PAGLIARA: “Catania, c’è incertezza e preoccupazione. Ultime carte da giocare”

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Ai microfoni di Freepressonline, Fabio Pagliara commenta con preoccupazione la lunga conferenza stampa tenutasi a Torre del Grifo ed il futuro del Calcio Catania:

“C’è incertezza, un pò di preoccupazione per quello che potrebbe accadere. La consapevolezza della complessità da parte dei soci Sigi che hanno fatto questo sforzo c’è sempre stata, ma anche la speranza, l’ottimismo, la forza e la convinzione di poter avere degli apporti esterni, come Tacopina piuttosto che altri. La situazione della pandemia credo abbia inciso molto sul contesto. Mi riferisco alla mancanza di incassi da stadio, sponsorizzazioni e di tutto quello che normalmente la città può fare verso una società di calcio. Si è fatto molto affidamento sulla speranza e la certezza del precontratto, la burocrazia invece ha generato una serie di problematiche e ora ci si è ritrovati in una situazione che nessuno pensava potesse rivelarsi così pericolosa per il Calcio Catania”.

“In questa fase si chiede uno sforzo di grande chiarezza e, se possibile, evitare il fallimento. Si è fatto tutto questo lavoro per evitare di perdere la matricola perchè quel brand ha un proprio valore. Oggi secondo me il tema non è preparare la piazza al peggio, quanto capire seriamente quali sono le speranze e cosa serve per riuscire a compiere un ennesimo miracolo. L’allargamento della società non è avvenuto, la vendita ad un fondo pure, adesso i tempi sono ristretti e c’è grande complessità. Normalmente è più appetibile, come successo ad altre realtà come Palermo e Bari, ripartire con una società vergine però Catania è una piazza dove la matricola ed il Catania ’46 ha un valore estremamente forte, quasi religioso. Da catanesi, qualsiasi cosa di trasparente e legittimo per salvare la matricola va fatto. Il tempo non è più dalla parte del Catania ed ha creato delle difficoltà fortissime“.

“Ho visto grande generosità e voglia di buttare il cuore oltre l’ostacolo, la stessa che ha avuto inizialmente Tacopina. Ci sono stati due-tre ordini di problemi. Il primo relativo ad un azionariato diffuso vero che avrebbe oggi aiutato perchè ci sarebbe stata una base sociale molto più ampia. Secondariamente, la pandemia è stata una tragedia perchè fare una stagione intera in una situazione di grande indebitamento senza incassare niente è un disastro senza precedenti e questo non è colpa nè di Sigi, nè di nessuno. Si è fatto fronte con le proprie forze. L’altro aspetto è che si è dato per scontato che tutto andasse nei tempi giusti, anche la parte burocratica. E purtroppo in Italia questa ha la sua complessità. Ci si è illusi che tutto potesse andare a buon fine. La tempistica è molto complicata, ma mi sembra evidente che un ultimo tentativo si vuole fare. Giochiamoci le ultime carte per non arrivare a quello che tutti temiamo ed i catanesi non vogliamo“.

“Non è corretto dire che è stato fatto tutto male. C’è gente che ha messo risorse e chi ha cercato di acquistare il Catania. Buttare via tutte queste risorse è un peccato, capire fino alla fine quali sono i meccanismi per salvare il Catania credo sia un obbligo da parte di tutti. I tempi sono ridottissimi e non deve sorprendere la scadenza dei termini per l’iscrizione, forse ci si è illusi che le varie scadenze – anche Agenzia delle Entrate e Comune di Mascalucia – entrassero nei giusti ingranaggi ma è bastato un anello di sabbia per far deragliare tutto. Oggi sarei un pazzo se non riconoscessi che la situazione è drammatica, perchè il tempo è un avversario molto forte. Non è difficile trovare 4 milioni oggi ma trovarne altri 4 dopo un mese e poi subito altri. Ci vuole una forza che possa consentire un piano industriale imponente. In questo momento credo che il vero tema sia la forza economica della città, non riconosco una imprenditoria in grado di poter accompagnare una società come il Calcio Catania in Serie A. Giusto, allora, affidarsi a fondi esteri o imprenditori non italiani, cosa che avviene costantemente nel panorama calcistico italiano. Pensare a 2-3 imprenditori che a Catania possano mettere 30-40 milioni di euro mi viene difficile pensarlo“.

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