ESCLUSIVA – Leonardi: “Dalle istituzioni cittadine alla FIGC, fallimento Catania sconfitta per tutti. Necessario puntare su Torre del Grifo. Non esiste più il calcio di Massimino…”

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Insieme a molti altri ex rossazzurri anche Antonino Leonardi, catanese doc ed ex difensore etneo, ha espresso la propria opinione sul passato e sul futuro calcistico del Catania. Queste le parole rilasciate in esclusiva alla redazione di TuttoCalcioCatania.com:

Nino, come valuti il percorso della squadra in questa stagione?
E’ stato parecchio travagliato e complicato. La mancanza di organizzazione e progettualità sono aspetti che vengono assorbiti dai ragazzi in campo, così come lo sono anche le critiche e le polemiche, che si ripercuotono per lungo tempo. Fortunatamente la presenza di un grande allenatore come Baldini ha aiutato nel mantenere sotto controllo ed in relativa tranquillità tutto il gruppo fino a quattro giornate dalla fine, nonostante le difficoltà individuali che la mancanza di uno stipendio fisso comporta. In questa annata il Catania avrebbe potuto lottare non tanto per vincere il campionato, vista la presenza di società molto più attrezzate e forti economicamente come Bari, che ha stravinto il campionato, Catanzaro ed Avellino, ma per centrare un buon piazzamento nei playoff dove si sarebbe anche potuto ritagliare il proprio spazio con grande dignità. Vorrei fare un encomio a questi ragazzi, a tutto lo staff tecnico ed al direttore Pellegrino per il lavoro che hanno svolto nel tentativo di salvare il salvabile. Purtroppo la situazione debitoria pregressa ha inciso sul destino della società anche se a mio avviso si sarebbe potuto far concludere il campionato al Catania. A quattro giornate dal termine, con tre gare da giocare in casa più la trasferta di Palermo, probabilmente si sarebbero potuti sfruttare gli incassi del “Massimino” oltre che la liquidità che avrebbero offerto alcuni tifosi per garantire una fine più dignitosa e decorosa a questo club. L’amarezza ed il dramma, per uno che come il sottoscritto ha vissuto per un decennio la maglia rossazzurra, hanno aperto una ferita che non si potrà mai rimarginare. Tutti quanti, compresi la Procura, la Federazione e perfino le istituzioni cittadine, dovranno assumersi le responsabilità di quanto successo. Possibile che non si sia riusciti a trovare un imprenditore serio ed affidabile disposto a salvare il titolo sportivo? Senza parlare poi dell’occasione sprecata con Joe Tacopina che poco dopo ha rilevato la SPAL. Secondo me qualcuno ha voluto speculare nella gestione, nella vendita o nel cambio di proprietà facendo il male di questa società. Fino ad ora mi chiedo chi siano i veri colpevoli e chi debba assumersi le responsabilità per il fallimento del Calcio Catania. Sono davvero amareggiato per come sia terminata la storia della nostra squadra del cuore anche se credo che a breve ne vedremo delle belle, con varie situazioni che potranno svilupparsi per garantire una nuova rinascita ed un futuro più luminoso.

A tal proposito, cosa ti aspetti nel prossimo futuro e cosa serve per ritornare nel calcio che conta?
Il calcio di oggi è cambiato tanto rispetto al passato. Adesso ci vogliono tantissime risorse per poter andare avanti. Oltre ai soldi però è necessario anche possedere programmazione e progettualità; bisogna saper investire e spendere bene le proprie risorse. Ad esempio in una società virtuosa i ricavi possono entrare con le plusvalenze del settore giovanile e quindi bisogna puntare fortemente sui giovani, sia locali che non, che rappresentano sempre e comunque il futuro di una società. Personalmente spero che un imprenditore catanese o siciliano possa rilevare il club perché non credo che un investitore venuto da fuori, magari da altre regioni o addirittura dall’estero, possa avere così a cuore le sorti del Catania. In ogni caso chiunque rileverà questa società dovrà necessariamente porre in primo piano i valori umani, quindi il rispetto, i sentimenti della gente ed i giusti valori etici e morali, affiancandoli ovviamente alle adeguate risorse organizzative-gestionali. Bisogna trovare delle persone nuove, senza trascorsi passati, e con un bilancio forte, sano e concreto che possano intervenire sul mercato ed assicurare gli orizzonti che questa città merita, garantendo così un futuro totalmente diverso rispetto a questa infausta, mortificante ed ingloriosa fine. Catania è una città con tante risorse e di stampo fortemente commerciale ed industriale. Ci sono ad esempio il porto, l’aeroporto ed il centro sportivo di Torre del Grifo, insomma tante risorse che potrebbero fare al caso di investitori seri. Bisogna però trovare le persone idonee, con buone prospettive e che abbiano la volontà di puntare su questa realtà anche per un rendiconto personale, perché lavorando bene, come accade ad esempio con l’Atalanta o l’Empoli, è possibile rientrare dall’investimento iniziale e guadagnarci. Chi acquisterà il Catania a mio avviso dovrà puntare su questi modelli societari per garantire un futuro finalmente roseo e positivo.

Reputi quindi che la nuova proprietà debba necessariamente riprendersi Torre del Grifo?
Assolutamente sì. Ormai tutte le società hanno o si stanno dotando di un centro sportivo investendo, con organizzazione e pianificazione, nella costruzione di strutture funzionali anche per l’intera comunità, con piscine, palestre, campi da calcio, tennis e per molte altre attività. Il Village può e deve essere un grande strumento di lavoro, perché sfruttare adeguatamente tutte le attività che vengono svolte al suo interno potrebbero portare introiti molto importanti. Le risorse di una società lungimirante provengono anche da queste strutture. Dopo il centro sportivo un altro aspetto infrastrutturale sul quale si dovrà necessariamente puntare è lo stadio, prima ammodernando ed aggiornando il “Massimino” e poi in futuro, se tutto va bene, costruendo uno stadio di proprietà, altra risorsa ormai fondamentale. Purtroppo in Italia ancora non si è compresa l’importanza di questo aspetto perché anche in Serie A pochissime realtà, come Juventus ed Udinese, possiedono uno stadio di proprietà. Se il calcio italiano vuole migliorare, riportando personaggi di spessore ed introiti non indifferenti, si dovranno necessariamente adeguare le risorse presenti in ciascun territorio.

Se la FIGC dovesse accettare la richiesta avanzata dal comune di ripartire direttamente dai Dilettanti, cosa dovrebbe fare la nuova proprietà per puntare immediatamente alla promozione?
Innanzitutto non si dovrà permettere ai soggetti precedenti di guidare il nuovo Catania perché hanno combinato soltanto danni e portato tanti disastri, culminati purtroppo con il fallimento societario. A mio avviso si dovrebbe ripartire da imprenditori nuovi, con aziende all’avanguardia e capaci di ottenere fatturati ed introiti importanti ma che al contempo siano anche seri, onesti e concreti. Bisogna poi pianificare con attenzione e professionalità la gestione societaria affidandosi ad un management competente e conoscitore della materia calcistica, evitando improvvisazione ed approssimazione. In altre parole dovranno essere inseriti gli uomini giusti al posto giusto che garantiscano la necessaria continuità sportiva, soltanto così si potrà guardare al futuro con rinnovata fiducia e speranza.

Come mai secondo te il mondo dell’imprenditoria, soprattutto quella locale, non è stata interessata a salvaguardare il titolo sportivo?
Io mi ricordo di un altro calcio, quello nel quale c’era ancora il cavaliere Massimino. Lui era un imprenditore edile con una passione smisurata per questo sport. Gli introiti che derivavano dalla vendita di case, terreni e quant’altro li investiva nel Calcio Catania che ha rappresentato tutta la sua vita. Il calcio di oggi invece è più un business quindi questi sentimenti non esistono più. A ciò si deve poi aggiungere il fatto che l’attuale classe imprenditoriale catanese è in piena crisi e della cosiddetta “Milano del Sud” non è rimasto quasi nulla. Questo problema però è stato causato anche dal governo italiano che penalizza non soltanto i singoli cittadini ma anche le aziende, cioè chi dovrebbe dare il lavoro. Lo Stato non fornisce alcun aiuto, sostegno ed incoraggiamento a chi potrebbe far ripartire l’economia, pensando soltanto a sfruttare le varie classi sociali. All’estero tutto questo non avviene e chi ha i soldi li investe aprendo le proprie aziende e dando il lavoro alla gente, consentendo così all’economia di rimettersi in movimento. Bisognerebbe comprendere bene che quando un’azienda fallisce lo Stato stesso non trae alcun beneficio. L’Agenzia delle Entrate, Comuni e creditori perdono tutti i propri guadagni, innescando una negativa reazione a catena. Basterebbe guardare in che condizioni di degrado stia versando la nostra città per capire che ci vorrebbe un cambiamento radicale nella mentalità di tutta la politica italiana.

Da catanese ed ex rossazzurro cosa ha rappresentato per te il Calcio Catania 1946 e che emozioni hai provato a seguito della scomparsa di 75 anni di storia?
Quando ho appreso la notizia del fallimento prima e della cessazione dell’esercizio provvisorio poi mi sono messo a piangere perché 75 anni di storia e di vita non possono essere dimenticati. Mi ricordo quando in tenera età, circa 2/3 anni, mio padre mi portava in Tribuna B sulle sue spalle a vedere i grandi campioni del Catania come Cinesinho, Calvanese e Szymaniak. Ho ben impresso nella mente com’era strutturato il campo, i gradoni, la gente nei parterre e sulle scale, i 30/40 mila spettatori e lo stadio sempre pieno. Mi piange veramente il cuore sapere che quel Catania non esisterà più. Con il fallimento societario è morta anche una parte di me. Questa vicenda è una sconfitta per tutta la città di Catania, perpetrata anche dai governanti e dagli imprenditori che, pur avendo le possibilità economica, non hanno aiutato o sostenuto il club. Il Calcio Catania rappresenta la nostra città e non si sarebbe dovuto permettere questa fine. Ognuno dei protagonisti del fallimento dovrebbe assumersi le proprie responsabilità perché sono state le persone alle guida della società che, lavorando male e con poca coscienza, serietà, onestà e correttezza, hanno distrutto la nostra squadra del cuore. La scomparsa del Calcio Catania rimarrà una ferita indelebile dentro ognuno di noi che non potrà essere cancellata con un semplice colpo di spugna ripartendo dalla quarta serie. Perché non si è intervenuti prima considerando l’intero monte debitorio? Pure la COVISOC e la Federazione non hanno vigilato bene, senza controllare in maniera approfondita la reale situazione, per cui anche loro hanno preso in giro tifosi ed appassionati diventando complici di questa situazione con falsità ed ipocrisia. Vorrei chiedere inoltre a coloro che si sono susseguiti in questi anni alla guida del Catania, lasciando tutti grossi buchi nel bilancio, dove siano andati a finire i ricavi delle varie stagioni. Dove sono andati i soldi ottenuti con le cessioni dei grandi giocatori? Com’è stato possibile passare da quegli otto anni di Serie A ad una fine così disonorevole? Sono veramente distrutto nell’animo e questo fallimento lo porterò per sempre dentro di me.

Si ringrazia Antonino Leonardi per la cortesia, disponibilità ed il tempo concesso per l’intervista.

 

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1 COMMENTO

  1. Il popolo rossazzuro condivide gli stessi sentimenti di Leonardi Condannando chi ha fatto morire il calcio Catania

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