LUCARELLI: “Sturaro, Furlan e Di Carmine a disposizione. Tifosi, la squadra ha bisogno di voi. Sul mercato e la Coppa Italia…”

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foto Catania FC

Conferenza stampa fiume di Cristiano Lucarelli. L’allenatore del Catania si assume ogni responsabilità chiedendo al popolo rossazzurro di sostenere ed incoraggiare la squadra in un momento delicato ed importante della stagione. Ne approfitta per analizzare molteplici aspetti. Ecco quanto evidenziato:

Sturaro, Furlan e Di Carmine sono a disposizione. Valuteremo domani mattina in quali modi e tempi. Siamo un pò più numerosi, stasera avrete la lista dei convocati. Quella di Picerno ce la siamo risparmiata perchè non era bella da presentare alla vigilia di una partita contro un avversario che ti vede arrivare con gli uomini contati e, dal punto di vista psicologico, può essere avvantaggiato. Se il Catania, in vista di Picerno, avesse comunicato i convocati non sarebbe stato difficile per l’avversario capire come giocavi, in che modo giocavi o far sapere che Furlan avesse la febbre ed è partito da solo alla volta di Picerno con una macchina della società per evitare di contagiare i compagni, vomitando tutta la notte. Io sono anche aperto alla possibilità di concedere due giorni di allenamenti a porte aperte ai tifosi perché la gente si renda conto di come stiamo, di come si allena il giocatore e cercando d capire le scelte della domenica ma credo che al ‘Cibalino’ ci siano problemi legati alla sicurezza”.    

“La lista dei 24? Sul mercato valutiamo anche la possibilità di considerare giocatori con un curriculum importante all’estero. Adesso ci lasciamo questi due spazietti valutando alcuni aspetti, ad esempio il recupero di Silvestri. Potrebbero esserci delle novità come potrebbero non esserci e magari reinseriremo qualcuno che attualmente fa parte della rosa. Non ci siamo voluti ingolfare perchè dobbiamo anche capire nel breve le risposte dal punto di vista fisico dei giocatori che sono più indietro.  Rizzo è un altro dei calciatori che fanno parte del pacchetto degli infortunati per cui ancora non è identificabile il tempo di recupero. Una volta recuperati c’è poi da riatletizzare i calciatori, per quello non vogliamo sbagliare con la lista e ci siamo presi il tempo di monitorare questi 10-15 giorni. Sono giorni importanti per capire meglio e se ci possono essere dei profili che facciano al caso del Catania. Anche in Europa ci sono dei calciatori che hanno giocato e poi hanno fatto la risoluzione l’ultimo giorno di mercato. Gente in condizione, non avrebbe senso prendere in considerazione chi recupera fra tre mesi”.              

“Picerno? La differenza l’hanno fatta i dettagli tra una squadra in fiducia ed una squadra che è alla ricerca del suo equilibrio, del suo abito, della sua identità. La preparazione più importante è quella mentale perchè comunque abbiamo perso una partita per alcuni dettagli. Ci siamo approcciati diversamente rispetto a loro in determinati episodi, gli avversari erano disposti a prendere una pallonata in faccia, a fare qualcosa in più. Non voglio essere ripetitivo, però io non ricordo parate di Albertoni, puoi può essere che mi sono rinco*****to con l’età. Ricordo bene le situazioni che abbiamo avuto noi e due tiri del Picerno onestamente. Se sbaglio mi scuso, il tempo passa anche per me, mi capiranno a Picerno. Ricordo bene le occasioni nostre più la punizione finale con Castellini all’interno di una partita che sul piano del palleggio penso sia stata la peggiore da quando ci sono io. Adesso dobbiamo recuperare le energie con voglia di riscattarci. Sappiamo che in questo momento possiamo concedere qualcosa agli avversari, però è anche vero che stiamo lavorando per cercare di metterci anche noi nelle condizioni – nonostante i tanti cambi – di essere una squadra da un punto di vista di campo. I rapporti tra i ragazzi sono ottimi, l’ambiente all’interno dello spogliatoio ovviamente è dispiaciuto e vorremmo fare tutti molto di più di quello che al momento i risultati dicono”.                

In questo momento la squadra soffre fisicamente e mentalmente. Nel pieno rispetto degli altri, dico che giocare per il Catania e preparare le partite non è uguale a confronto con almeno la metà di squadre del nostro girone. Inoltre noi abbiamo giocato molte più partite ravvicinate rispetto alle altre squadre se consideriamo la Coppa Italia, il turno di recupero a Picerno, quello di Brindisi quando ancora non c’ero io. La squadra soffre e sa che deve soffrire. E’ un bel segnale quello di saper soffrire senza disunirsi, rimanendo in partita fino al 90’ anche quando il risultato non sorride. In quei momenti puoi anche prendere delle imbarcate se perdi lucidità e non sei sul pezzo. La sofferenza nostra nasce da questo, oltre che dal fatto che ognuno di noi si porta un dispiacere quando non si riesce a portare a casa il risultato. Il dispiacere non è solo dei tifosi ma della società, dello staff tecnico, della squadra. Io prima della gara sono molto sereno, rilassato e fiducioso ma poi sto due giorni senza chiudere occhio dopo la partita cercando di capire cosa è andato e cosa non. E’ difficile per me dormire anche quando vinco”.

“Rimini? La nostra classifica non ci mette nelle condizioni di poter puntare esclusivamente al match col Rimini perchè non abbiamo la certezza matematica di passare il turno. Anche se avessi grande fiducia noi abbiamo 4 gare di campionato importanti prima di quella sfida. Se avessi la certezza di vincere la Coppa Italia, oggi farei una preparazione atletica funzionale al finale di stagione, ma non è nel mio DNA utilizzare queste 4 gare per preparare il confronto col Rimini. Oggi saremmo fuori dai playoff e dobbiamo assolutamente dare priorità al campionato, sistemando la classifica. La Coppa Italia è un jolly importante ma allerta massima sul campionato adesso”.

“Ci sono dei tempi fisiologici. Manca la conoscenza calcistica tra i calciatori adesso. Perché abbiamo cambiato tanto, non siamo una squadra che in questo momento va a memoria. Devono conoscersi, capire come vuole la palla quel giocatore, quali caratteristiche migliori possiede. In genere quando inizio il ritiro con una squadra auspico che nei primi giorni ed immediatamente prima delle amichevoli e della Coppa Italia vengano fuori subito tutti i problemi lavorando per correggerli. Lo stesso vale per questi calciatori. Io preferisco mangiare m**da e soffrire ora per essere pronto al momento opportuno. Giocando ogni tre giorni non puoi fare un allenamento aerobico, un allenamento di richiamo. Il giorno dopo la partita chi ha giocato fa piscina per scarico in maniera attiva ma è pur sempre un lavoro in piscina, poi abbiamo la rifinitura. Gli infortuni attuali sono su ragazzi che in passato possono avere avuto certi problemi, giocando ogni tre partite non sei agevolato perchè non c’è un recupero totale. Ovviamente, poi, se perdi una partita col Catania i commenti e la pressione cambiano rispetto a quando perdi con la Pro Livorno dove gioca mio figlio in Eccellenza. Lì si incazza un dirigente e finisce lì, qui scrivi in privato ai giocatori con offese personali pesanti ed alla famiglia diventando tutto un po’ più difficile da gestire emotivamente. Sfido chiunque che gioca ininterrottamente da tre mesi ogni tre giorni a non avere calciatori con dei problemi. Nel caso nostro la maggior parte dei casi riguarda più situazioni contusive. Ci siamo trovati un po’ corti. Preciso che Sturaro non è mai stato infortunato ma messo nelle condizioni di recuperare una inattività di due mesi e mezzo. Il nostro staff medico è molto attento e premuroso”.

“Catania è tornato in terza serie nel 2015. Da allora sono cambiate tre società, tantissimi direttori sportivi e allenatori. Stavolta vorremmo fare qualcosa di diverso, non sempre sfasciare tutto o fare rivoluzioni, avere la necessità di ghigliottinare qualcuno e portare lo scalpo di vittima sacrificale. Vorremmo avere intrapreso un percorso differente, che avrà un esito sicuramente positivo. Nessuno però possiede la bacchetta magica per dire se tra una settimana, tre mesi o un anno. Ma questo è il percorso giusto di una proprietà solida che ha dimostrato forza economica in questo mercato mettendo a disposizione un extra budget importante per costruire qualcosa di duraturo nel tempo. Secondo me ci sarà la luce in fondo a questo percorso, sarà così perché vedo qualcosa che ho già vissuto personalmente e che ha portato a fare grandi cose”.

Il responsabile delle sconfitte sono sempre io. Non vado in campo e non ho la necessità di essere incoraggiato, osannato. Io ho condotto sempre la mia vita e fatto poco per avere il consenso della gente. Sono un po’ un orso, sto sui co****ni e me ne rendo conto. Io ho abbastanza autostima mentre i calciatori hanno bisogno del sostegno perché molti di loro devono capire ancora le esigenze, i modi e costumi di questa piazza. L’allenatore da solo senza giocatori non va da nessuna parte. E’ importante che un allenatore cerchi di difendere sempre la propria squadra, a volte anche dicendo qualcosa che non pensa ma che in quel momento è giusto dire. Avendo giocatori abbattuti, col morale sotto i tacchi è impossibile fare risultati. Io ho l’esperienza, le spalle, il carattere per potere sopportare tutte le critiche e l’ho messo in preventivo quando ho cominciato a fare questo mestiere e soprattutto accettando una situazione difficile a Catania. Anzi, pensavo fosse anche più difficile. Sono convinto che alla fine noi faremo quel che dobbiamo fare ma non conosco i tempi. La società però ha dato dei segnali davvero importanti. Ora sta al nostro ambiente. Qui secondo me l’ambiente pesa più che da tutte le altre parti, non mi riferisco soltanto ai tifosi ma anche alla stampa. Credo che un eventuale promozione del Catania dipenda in percentuale più alta dall’ambiente. Io sono convinto che l’ambiente di Catania ha la forza, nel bene e nel male, di essere determinante. Il Catania vincerà il campionato quando l’ambiente deciderà di vincerlo. Allora non ce ne sarà per nessuno perchè sapete bene qual è il nostro ambiente, la forza trascinante di questa piazza, la potenzialità di questa piazza. Il nostro ambiente lo facciamo noi, squadra, società, stampa, tifosi, tutti. Dico di non fasciarci la testa prima di essersi rotta. Oggi possono non esserci i presupposti perché l’ambiente abbia fiducia nella squadra, nella società, in me e che veda tutto nero, però io dico di entrare dentro la bara quando la matematica dirà che quel risultato non lo possiamo più raggiungere. Io voglio giocarmi le mie possibilità, sarò un matto, visionario, fuori di testa, sarà che voglio talmente tanto centrare questo obiettivo personalmente che trovo sempre la possibilità di guadare il bicchiere mezzo pieno”.

Negli ultimi anni ci sono state squadre che in 20 giorni ai playoff hanno fatto quel che non hanno fatto in 10 mesi di campionato. Perché allora mi devo arrendere quando la società ha dato un segnale a gennaio inequivocabile sulla volontà della stessa? Io accettando di tornare penso di avere dato anche un segnale. Sono stato qui sempre, col vento, con l’acqua, il sole, la tempesta, ho sempre cercato di fare il mio lavoro in modo professionale e soprattutto con un senso d’appartenenza importante. Ci sono stati tanti momenti per cui potevo pensare chi me lo avesse fatto fare, invece sono qui con grande responsabilità e serietà. Io arrivo qua alle 9 e vado via la sera alle 20, senza dovermi un giorno rimproverare di essere arrivato mezzora più tardi. Lo faccio perché ho un obiettivo, voglio coltivare un sogno che può apparire difficile ma ci credo senza illudere nessuno. Altrimenti dovrei andare a casa. Sono normali in un processo di crescita le critiche, le sconfitte, la delusione, la voglia di mandare a quel paese da parte dei tifosi Lucarelli o quel giocatore perché magari non ha fatto una diagonale o perché ha sbagliato un gol. Ma poi il martedì dobbiamo essere tutti uniti, insieme. Non ho mai visto una squadra contestata, in un clima di sfiducia, polemiche e contestazione vincere un campionato. Poi quando non batterà più il cuore e l’evidenza dimostrerà che non ce l‘abbiamo fatta sarà stato un percorso di crescita che ci avrà fatto capire gli errori. Stiamo calmi perché la stagione può sembrare corta, ma è lunga”.

Gli ultras una decina di giorni fa ci hanno raccomandato di aiutarci tra di noi all’interno dello spogliatoio non lasciando per strada nessuno. Di dare una mano se qualcuno è rimasto indietro, tirarcelo e portarlo dentro. Noi stiamo cercando di fare tesoro dei suggerimenti dei tifosi ma diciamo all’ambiente di prenderci tutti per mano, siamo a metà febbraio ed è ancora troppo presto per il De Profundis. Poi analizzeremo gli errori e cercheremo di migliorarci. Questo sentivo di dirlo dal cuore perché mi dispiace vedere questa situazione a così tanto tempo dal campanello di fine corsa. Può succedere di tutto ancora. Dobbiamo migliorare in tante cose, nella gestione della palla, nei dettagli, nell’essere disposti ad uscire dal campo con naso e denti rotti. Ci arriveremo piano piano, però fare populismo non va bene. Mettiamo tutto da parte, mettiamo l’interesse del Catania davanti a tutto, infine faremo le valutazioni da fare. Non mi preoccupano le critiche nei miei confronti, le accetto. Sostenete la squadra invece, i giocatori hanno bisogno di sentire la fiducia della piazza. Conosco il tifoso del Catania e so che a fine partita, in caso di sconfitta, se ti avesse tra le mani ti strozzerebbe. Anche se avesse il figlio in campo con la maglia del Catania sarebbe pronto a criticarlo e dargli uno schiaffo. So che non c’è cattiveria nelle critiche ma i ragazzi oggi hanno una gioventù diversa, molto social, si relazionano poco a quattrocchi. Chiedo, pertanto, di aiutare i giocatori”.

Se col senno di poi sarebbe stato meglio attuare questa rivoluzione a giugno? No, assolutamente. Perché se quando suonerà la campanella non avremo raggiunto il nostro obiettivo, ci ritroveremmo comunque con sei mesi di vantaggio rispetto agli altri nella prossima stagione. Io sono arrivato con la squadra dodicesima o tredicesima, male che vada saremo ancora lì però con sei mesi di vantaggio e dei giocatori che magari tecnicamente possono non essere lontani dai precedenti ma caratterialmente più da Catania”.

“Settore giovanile? Questa è una società nuova dopo che gli altri club hanno portato via giocatori importanti già formati. Normalmente per un club che riparte da zero ci vogliono 4-5 anni almeno per vedere i frutti del settore giovanile. A Catania si è dovuto ricominciare daccapo. Oggi ci sono un paio di calciatori della Primavera che seguiamo in modo particolare ma non voglio fare nomi perché sono giovani ed è bene che continuino a crescere con serenità, senza pressioni”.

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