ESCLUSIVA – PLASMATI: “Catania-Matera, sentimenti contrastanti. Domenica ci sarà da divertirsi. Miracolosa salvezza nel 2016 e col Messina. Zenga credeva ciecamente in me, Mihajlovic tirava fuori i demoni…”

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Gianvito Plasmati

Conversazione telefonica molto gradita con l’ex attaccante del Catania Gianvito Plasmati. Materano doc, Plasmati è intervenuto ai microfoni di TuttoCalcioCatania.com parlando della partita di domenica Catania-Matera e della lotta al vertice nel girone C, svelando qualche aneddoto e mantenendo viva la speranza d’indossare una nuova casacca dopo l’esperienza infelice di Messina.

Sei materano e domenica la squadra della tua città affronterà il Catania. Il cuore cosa dice per questa gara?
“Sono cresciuto a Matera ma non ho mai giocato per la squadra lucana. Non ci sono profeti in patria… Sicuramente sarà una gara dai sentimenti forti per me. Da una parte c’è la città che mi ha adottato calcisticamente, Catania, dall’altra quella in cui sono nato e vivo. I sentimenti saranno contrastanti, speriamo solo che sia una bella partita e vinca il migliore, che trionfi lo sport. Sono due squadre che esprimono un buon livello calcistico e, quindi, ci sarà da divertirsi”.

Catania in lotta per il vertice, Matera in zona Play Off. Questo dice la classifica…
“Evidentemente c’è una differenza di valori. Il Matera, però, esprime un buon calcio. Secondo me, per quanto se ne dica, è stato costruito per vincere il campionato. Poi evidentemente si è sbagliato qualcosa. Il Catania, invece, vanta una rosa allestita in maniera ottimale con elementi di rilievo, sta facendo benissimo anche se ha riportato qualche risultato negativo”.

Chi ha il favore del pronostico per la vittoria finale del campionato secondo te?
“Il campionato è lunghissimo. Sicuramente si sta delineando una lotta a tre per la vetta tra Catania, Lecce e Trapani. Secondo me la squadra granata possiede qualcosa di più come rosa nel complesso. E’ una piazza che viene dalla B. Quando una squadra scende dalla B, ha sempre qualcosina in più. Il Catania ha cambiato tanto. Comunque sarà una bella lotta. Il campionato di C è ostico. Vai a giocare in campi difficili e non è detto che, anche se i valori in campo sono oggettivamente diversi, porti a casa il risultato”.

L’ultima volta che hai indossato la casacca rossoazzurra, il Catania ottenne una salvezza in extremis nella stagione 2015-16 in Lega Pro. Che ricordi hai di quell’annata?
“La squadra fu totalmente rifondata. C’erano problematiche che andavano al di fuori delle nostre competenze di spogliatoio. Ci siamo trovati a combattere con diversi punti di penalizzazione, con il pubblico in aperta contestazione verso la società. Molte volte in queste situazioni serve qualcosa di più dal punto di vista caratteriale che, forse, mancava a quella squadra. Se consideriamo i valori calcistici puri, la rosa era ben costruita. Alla fine la salvezza è stato assolutamente un miracolo. Era un macello, lavoravamo in una situazione ambientale davvero difficile. Io ho vissuto per diversi anni il pubblico di Catania. Pochi meglio di me sanno cosa può dare ma anche togliere. In situazioni difficili avere il pubblico che ti rema contro, se non possiedi gli attributi, è un’arma a doppio taglio”.

Quanto può essere determinante la spinta del “Massimino” quest’anno?
“Io non ho mai visto i tifosi vincere le partite. Loro ti danno una mano, però poi i valori di una squadra sono quelli. Sicuramente Catania ti fa vivere il calcio 7 giorni su 7, la tifoseria carica l’ambiente in maniera particolare. Se sei bravo a portare il sostegno dei tifosi dalla tua parte, il pubblico etneo diventa un valore aggiunto. Con 10mila presenze allo stadio, l’avversario può avere qualche soggezione in più”.

Peserà, secondo te, psicologicamente la sconfitta di Trapani?
“Io non credo che crei particolari apprensioni. Il Catania viene da un periodo positivo. Una battuta d’arresto, anche se in uno scontro diretto, lascia il tempo che trova. Ripeto, il campionato è ancora molto lungo. Poi il banco di prova è sempre la partita successiva. Chiaramente se batti il Matera dimentichi subito Trapani”.

Comincia ad essere elevato il numero di sconfitte riportate dal Catania in campionato?
“Quattro sconfitte possono essere tante ma se hai vinto qualche partita in più invece di averle pareggiate, riesci ad annullare questo gap. Sicuramente, alla lunga, portare a casa anche un punticino può essere determinante. Ma al di là dei numeri e dei ko che possono essere un campanello d’allarme, parla sempre la classifica. E la classifica dice che il Catania è lì a giocarsela con Lecce e Trapani. Marzo sarà il mese determinante”.

Il calciomercato di gennaio può avere un’incidenza?
“Io sono dell’idea che le rose si costruiscano in estate. Poi tu a gennaio puoi essere bravo ad aggiustare il tiro su qualcosa, ma l’ossatura della squadra è già pronta. Gennaio può dare tanto ma anche togliere. Ci sono delle liste da rispettare. Bisogna stare attenti ed avere la fortuna di operare le scelte migliori”.

Catania, inevitabilmente, è un’esperienza che ti ha lasciato il segno…
“Nel bene e nel male Catania è stato il viatico della mia carriera. Nessuno mi ha regalato la Serie A, ho fatto tantissimo per arrivarci. La massima categoria l’ho raggiunta con le unghie e con i denti, poi mi è stata tolta per vicende ben note. Successivamente ho dovuto ricostruire. La mia carriera ha avuto un risvolto negativo determinante a Siena dove mi ruppi il ginocchio e la società era fallita. E’ stata una tragedia dal punto di vista professionale. Poi sono tornato a Catania, sperando di rimanere a lungo. E’ la piazza a cui sono rimasto più legato. Nel 2016 avevo l’accordo con la vecchia dirigenza per il rinnovo automatico del contratto a salvezza acquisita. Poi, con il ritorno di Lo Monaco, dovetti andare via. M’incontrai con Lo Monaco, ci parlammo per qualche ora ma mancavano i presupposti per proseguire il percorso a Catania”.

La scorsa stagione, il trasferimento a Messina vivendo una situazione particolare con Cristiano Lucarelli…
“Dire che a Messina ho vissuto una situazione particolare è un eufemismo. Personalmente ho fatto pochissimo in giallorosso, arrivai tardi accusando problemi fisici. Io avevo tanta voglia di mettermi subito a disposizione, quindi ho forzato un pò i tempi e questa cosa l’ho pagata riscontrando una serie di problemini stupidi che non mi hanno permesso di avere continuità di lavoro. C’era la volontà di proseguire il percorso. Anche lì avevo l’accordo, anzi in questo caso il contratto era scritto ma non ho avuto la possibilità di depositarlo perchè poi il Messina è fallito. Con Lucarelli ho avuto un buon rapporto dal punto di vista umano ma, in quelle situazioni imbarazzanti, purtroppo non c’erano neanche le condizioni ottimali per valutare il tecnico. L’allenatore riesci a valutarlo bene quando si lavora in serenità. Lui ha dovuto fare praticamente tutto a Messina. C’erano problemi oggettivi, fu miracoloso salvarsi. Noi ci allenavamo su un campo arato, era una fatica fare il professionista a Messina. Scenario incredibile davvero”.

Adesso di cosa ti stai occupando, Gianvito?
“Io continuo ad allenarmi. La speranza di continuare a giocare ce l’ho. Mi occupo del mio albergo qui a Matera. Sto rifiutando alcune proposte perchè voglio evitare situazioni come quella della scorsa stagione. Grazie a Dio non ho il bisogno, la necessità economica di trovare squadra. Se viene fuori qualcosa che mi piace la considero, altrimenti mi dedico alle cose mie”.

Conservi qualche ricordo particolare dell’esperienza in rossoazzurro?
“Ci sono diversi ricordi indelebili nel percorso col Catania. Potrei ricordare la prima salvezza in Serie A dove andammo a giocare sul neutro di Bologna nonostante io, in quei mesi, abbia preso poco parte al campo. Abbiamo pianto di gioia tutti. Dal punto di vista personale l’anno della mia consacrazione a Catania con Walter Zenga. Fu un campionato straordinario”.

Quali tecnici ti hanno lasciato qualcosa di più rispetto agli altri?
“Tutti gli allenatori mi hanno lasciato qualcosa. Zenga credeva ciecamente in me, era veramente bravo. Anche Delneri è preparatissimo, insegna veramente calcio. Mihajlovic dal punto di vista caratteriale riesce a tirare fuori i demoni, sa quello che vuole traendo il meglio da ogni giocatore. Da ognuno ho preso qualcosa ma anche loro hanno avuto la fortuna di lavorare con me (ride, ndr)”.

Gianvito, hai fatto della gavetta la tua forza. C’è qualche rimpianto?
“Della mia carriera sono felicissimo di tutte le tappe fatte. Dalle più alle meno fortunate. Da quando sono stato contestato fin sotto casa a quando sono stato portato in trionfo. Il mio percorso è stato di sudore e passione. Quando uno fa le cose 365 giorni l’anno in funzione di qualcosa, alla fine devi essere felice del percorso fatto. Spero che ci sia la possibilità di continuare a giocare. Se così non fosse, va bene lo stesso. Senza rimproverarmi nulla”.

Si ringrazia Gianvito Plasmati per la gentile concessione dell’intervista.

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