ESCLUSIVA – Criniti: “Catania, in D conta solo il risultato. Ferraro molto competente. Compattezza e unione d’intenti aspetti da coltivare”

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Antonio Criniti, ex fantasista rossazzurro durante la stagione 2000/01, ha esternato ai microfoni di TuttoCalcioCatania.com le proprie impressioni in merito all’esordio del Catania in Serie D. Diversi gli aspetti tecnici analizzati, con la chiosa finale relativa alla possibilità di realizzare una serie di risultati utili consecutivi in modo tale da dare un’impronta decisa al campionato.

Antonio, dopo tanta attesa il Catania ha finalmente iniziato il proprio percorso in campionato. Che ne pensi della prova offerta dai ragazzi di mister Ferrero?
Non ho visto la partita ma ho letto un po’ di articoli e posso dire che, a prescindere da tutto, per iniziare bene un campionato non c’è niente di meglio di una vittoria già alla prima giornata. Credo quindi che la squadra abbia risposto presente rispettando le attese della vigilia e dando seguito al grande entusiasmo dei tifosi. Poi sul piano tecnico il Catania non può essere minimamente messo in discussione vista la presenza di tantissimi calciatori di livello. Basti pensare ad esempio che ad aprire le danze è stato Francesco Lodi, un veterano del mondo del calcio che ha saputo fare la differenza anche in categorie ben più importanti e che quindi rappresenta un autentico lusso per la Serie D. La vittoria di Ragusa credo abbia gettato le basi per ciò che si dovrà materializzare nel corso della stagione e che dovrà necessariamente culminare con il primato nel Girone.

Nonostante i tre punti però non tutto è andato per il meglio, con tante occasioni sprecate per chiudere definitivamente i giochi e chance concesse agli avversari. Ti preoccupano questi aspetti oppure, considerando che siamo solo ad inizio stagione, ci può stare qualche piccola défaillance?
Bisogna sempre considerare che il Catania è stato ricreato completamente da zero e ripartire dopo un fallimento non è mai facile, tuttavia sono fermamente convinto che questa proprietà abbia tutte le carte in regola per programmare una rapida risalita. Mister Ferraro ad esempio lo conosco benissimo essendo stato suo compagno di squadra per due anni ad Avellino, per cui posso dire che è una persona molto seria, puntigliosa e competente. L’anno scorso ha vinto il campionato con il Giugliano giocando molto bene sul piano tecnico-tattico. Credo quindi che sia troppo prematuro emettere dei giudizi visto che siamo soltanto alla prima di campionato. Ritengo invece che serva ancora un po’ di tempo per affinare completamente l’intesa tra tutti i reparti e colmare le piccole imperfezioni. Poi non bisogna dimenticare le aspettative e le pressioni che vertono su questa squadra con il pubblico che risponde sempre presente – difatti lo stadio di Ragusa sembrava in realtà quello ospite – ma che contemporaneamente si aspetta soltanto la vittoria. Da questo punto di vista credo che tra i ragazzi ci fosse pure un po’ di tensione ed ansia. In ogni caso è necessario ricordare che non tutte le Domeniche si possono fare grandi prestazioni ma ciò che alla fine conta davvero, in Serie D più che mai, è sempre e solo il risultato. In quarta serie è quasi impossibile coniugare bel gioco e risultati dunque la cosa più importante da fare è incamerare quanti più punti possibili per raggiungere rapidamente l’aritmetica certezza della promozione in C.

A proposito del gioco, contro gli azzurri si sono visti tanti lanci lunghi e poche giocate palla a terra. Credi che questo sia dipeso più che altro dal terreno non propriamente in perfette condizioni oppure sia stata proprio una scelta tattica voluta?
Non è stata assolutamente una scelta dell’allenatore ma un fattore dipeso esclusivamente dalle condizioni del terreno di gioco. Ferraro è uno che ama giocare palla a terra macinando gioco e imbastendo l’azione sin dalle retrovie. Di solito si ricorre alla strategia del lancio lungo quando magari devi riprendere il risultato o hai là davanti uno che fa reparto da solo ma non era il caso del Catania. Il terreno ha penalizzato e non poco la squadra etnea, tecnicamente molto superiore agli azzurri, dunque se il campo non ti permette di giocare palla a terra credo sia molto più proficuo e salutare tentare di scavalcare i reparti con dei lanci lunghi. Difatti proprio da uno di questi passaggi alti è nata la rete del 2-0 che ha incanalato la partita su binari ampiamente favorevoli.

In molti si aspettavano un Ragusa attendista, raccolto interamente dietro la linea del pallone e pronto a colpire in contropiede. Invece i ragazzi di mister Raciti se la sono giocata a viso aperto. Credi che il goal di Ciccio Lodi dopo pochi minuti dal fischio d’inizio abbia un po’ scompaginato le carte o ritieni che i padroni di casa abbiano preparato così la sfida?
Credo più la prima ipotesi perché se si affronta il Catania di petto è molto probabile uscirne con le ossa rotte. La strategia che in tanti adotteranno quest’anno sarà ovviamente quella di chiudere tutti gli spazi disponibili, aspettare e poi eventualmente ripartire. Bisogna mettersi in testa che chiunque si trovi di fronte il Catania è come se giocasse contro la Juve quindi non mi aspetto assolutamente degli avversari che possano giocarsi la partita a viso aperto. Poi è chiaro che se passi in vantaggio dopo pochi minuti l’altra squadra è costretta a cambiare il proprio piano di gioco e magari ad attaccare con più consistenza.

Ad eccezione del Trapani tutte le dirette concorrenti del Catania hanno vinto la prima gara di campionato. Ritieni che gli etnei siano in grado di realizzare una lunga serie di risultati utili consecutivi in modo tale da mettere le cose in chiaro con tutte le dirette inseguitrici?
Me lo auguro assolutamente anche se vincere, a qualsiasi livello si giochi, non è mai facile. Con l’organico che ha il Catania credo che soltanto gli etnei possano fare del male a loro stessi. Il tecnico ha tra le sue mani una vera e propria Ferrari che però prima di iniziare a correre ha bisogno della compattezza ed unione di tutto il gruppo. Il compito di primaria importanza che il mister dovrà svolgere sarà proprio quello di cementare ed amalgamare questa squadra perché quando si hanno tanti giocatori di grande livello in una compagine altrettanto importante la cosa principale da fare, e anche la più difficile, è proprio quella di creare un gruppo totalmente unito e coeso. Si possono avere in rosa venti Maradona ma se ognuno pensa per se e non si sacrifica per gli altri i risultati non arriveranno mai. Di contro anche se non giochi benissimo ma possiedi l’amalgama giusta le vittorie arrivano comunque. Riguardo alle avversarie credo invece che proprio il Trapani sarà la vera antagonista dei rossazzurri. Io conosco molto bene il presidente, avendolo avuto a Giarre come dirigente, e ritengo che la società granata sia molto ben attrezzata e preparata.

Si ringrazia Antonio Criniti per la cortesia, la disponibilità ed il tempo concesso per l’intervista.

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