VIAGGIO NELLA STORIA DEL CATANIA: 1993, Massimino in “battaglia”. Si riparte dal basso ma titolo sportivo e matricola in salvo

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Angelo Massimino

Il cuore del Calcio Catania ha smesso di battere ma ora ci si prepara ad una ripartenza con Ross Pelligra al timone rossazzurro. Attraverso questa rubrica intendiamo effettuare un viaggio nella storia del Catania. Una storia fatta di gioie, dolori, emozioni, momenti delicati e di grande entusiasmo.

In questi giorni abbiamo parlato dell’inizio di una storia rossazzurra, quando il Catania assunse la denominazione di Società Sportiva Catania prima, di Associazione Fascista Calcio Catania dopo, fino ad arrivare alla nascita del Club Calcio Catania e del Calcio Catania SpA. Andiamo avanti con il 61/o appuntamento della nostra rubrica, giungendo all’anno 1993 (fonte Tutto il Catania minuto per minuto).

Domenica 1 agosto 1993 una notizia fragorosa scuote l’Italia pallonara: il Consiglio Federale, celebratosi il giorno prima, ha escluso sei squadre (Casertana, Catania, Messina, Taranto, Ternana, Vis Pesaro) dalla Serie C1, disponendone la radiazione. La colpa della società etnea è quella di non aver presentato entro il termine del 31 luglio la fidejussione necessaria per l’iscrizione. A nulla vale il tentativo disperato di Massimino, che il giorno seguente tenta senza successo di farsi ricevere presso la sede della F.I.G.C. portando con sé due miliardi in contanti. Il Cavaliere però non molla e avvia una lunga battaglia legale, rivolgendosi in prima istanza al C.O.N.I., che respinge il reclamo del 20 agosto. Ci si affida quindi alla giustizia ordinaria, attraverso un ricorso al T.A.R. di Catania.

Il 13 settembre, il giorno dopo l’inizio del campionato, il tribunale amministrativo dà ragione al Catania: da un lato, rileva che il club poteva usufruire di una dilazione dei debiti d’imposta, concessa da un decreto ministeriale alle società della Sicilia sud-orientale a seguito del terremoto di Carlentini del dicembre 1990; dall’altro, afferma che il termine del 31 luglio non avrebbe potuto essere considerato perentorio. Viene quindi intimato alla F.I.G.C. di riammettere la squadra in C1 in luogo di quella ripescata al suo posto, ma il presidente Antonio Matarrese rivendica l’autonomia dell’ordinamento sportivo e non adempie. Con una seconda ordinanza il T.A.R. ordina alla Federazione di allargare la C1 a 19 squadre, per ricomprendervi anche il Catania, ma anche in questo caso Matarrese si oppone.

Il T.A.R. si vede così costretto a nominare due commissari ad acta che a fine settembre si insediano presso la Lega di Serie C e riscrivono il calendario, secondo il quale i rossazzurri dovranno esordire il 3 ottobre al Cibali contro il Giarre. I gialloblù, secondo il calendario stilato dalla Lega, devono scendere in campo al “Partenio” contro l’Avellino e propendono per questa seconda opzione. Il 9 ottobre 1993 la querelle giudiziaria si chiude dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, che con la propria sentenza conferma l’illegittimità della radiazione ed il diritto del Catania di essere nuovamente affiliato, ma al contempo riconosce alla F.I.G.C. il diritto di organizzare le competizioni in piena autonomia. Il titolo sportivo è salvo, e con esso la matricola n. 11700, ma il 18 ottobre la società di Massimino viene inserita dalla Federazione nel campionato di Eccellenza.

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