ESCLUSIVA – Del Grosso: “Catania e Bari giocheranno per i tre punti. Garanzia Pellegrino, la forza del gruppo è la chiave”

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Nei primi anni del 2000 ha indossato la maglia del Catania, in Serie B, ai tempi della famiglia Gaucci. L’ex terzino Alessandro Del Grosso, che ha giocato anche in altre piazze importanti come Napoli, Bari e Salerno, ha concesso un’intervista ai microfoni di TuttoCalcioCatania.com in vista del big match della 7/a giornata del girone C di Lega Pro Bari-Catania:

Alessandro, nella tua carriera ci sono anche Bari e Catania. Due piazze molto importanti.
“Io scelsi Catania perchè si trattava di una società molto valida. Rifarei mille volte la scelta di trasferirmi alle pendici dell’Etna. Sul campo ci salvammo, poi arrivò la retrocessione ed in seguito il ripescaggio. Personalmente sarei potuto rimanere, ma mi voleva il Napoli ed io ho fatto una scelta professionale. A Bari invece sono stato bene, ho fatto la Serie A, venivo da un altro campionato di A a Salerno. Stavo andando alla Roma di Zeman. Poi Zeman fu esonerato, arrivò Capello e disse che avrebbe cambiato le strategie di mercato. A quel punto, quando il Bari mi chiamò accettai subito. Mi arrivò anche una chiamata da Perugia, ma rifiutai più di 100 milioni all’anno per quattro stagioni avendo già dato la parola al Bari”.

Poteva fare di più il Catania ai tuoi tempi?
“Quel Catania poteva fare molto ma molto di più, però alla fine ci fu troppa bagarre con gli allenatori. Scelta dei tecnici sbagliata, chi ci ha dato veramente qualcosa sono stati Graziani e Guerini. Toshack sembrava chissà cosa, ma in realtà era solo la presenza. Diceva poche parole in italiano. Secondo me fu un errore. Poi andò sempre peggio, avevamo anche la contestazione dei tifosi. Furono commessi un insieme di errori, la squadra non aveva più fiducia e la dirigenza avrebbe dovuto dare un attimo di tranquillità, essere presente. La società c’era, non ci ha mai fatto mancare nulla però la dirigenza è venuta un pò a mancare”.

Il Catania riparte da una nuova società e dirigenza. Come valuti la situazione attuale in casa rossazzurra?
“C’è una dirigenza importante a Catania. Maurizio Pellegrino l’ho conosciuto anche come giocatore. E’ una persona competente che sa cosa vuol dire la Serie C, cosa significhi la parola sacrificio. Ottima scelta secondo me, ci metterei la mano sul fuoco. Inoltre è del territorio, conosce il territorio. E’ una persona inserita nel momento giusto al posto giusto. Il Catania punta anche su Raffaele, allenatore bravo e preparato che conosco. Vedo un buon mix”.

Il Bari, invece?
“Il Bari ha una grande società e dirigenza alle spalle. Un grosso pubblico che ha capito anche la situazione che sta attraversando, accettando questa categoria con la consapevolezza che è dura. Lo scorso anno pensavano forse di fare una sorta di passeggiata, invece hanno trovato una battistrada che dopo tanto tempo è tornata in B, una Reggina che non ha mai mollato. Pensavo che dopo Natale la Reggina calasse, invece non è stato così. Neppure il Bari se lo aspettava”.

Sia il Bari che il Catania hanno importanti possibilità di promozione quest’anno?
“A Catania si è azzerato tutto. Rispetto alla realtà biancorossa, in questo momento forse c’è meno pressione ma parliamo pur sempre di una grande piazza. Per entrambe non sarà affatto semplice perchè qualsiasi avversario, sapendo di vedersela con squadre abituate a ben altri palcoscenici, vorranno dimostrare di essere all’altezza mettendo quel qualcosa in più. Catania e Bari possono vincere il campionato se nei loro organici, oltre ai giocatori forti, emergerà soprattutto quello con la testa, che ha fatto la C. E’ lui che mantiene l’equilibrio, perchè il calciatore forte magari non è abituato a certi tipi di partite e categorie. Se il Catania conserva la forza del gruppo che ha evidenziato in questo avvio di stagione, può seguire l’esempio della Reggina. Forse quest’anno il Catania si è veramente calato nella categoria. Inoltre si parla dell’ingresso in società di Tacopina che immetterebbe capitali importanti, ma questo aspetto secondo me non è prioritario. Nel calcio conta soprattutto la capacità della dirigenza di allestire una rosa competitiva, a prescindere dalle risorse economiche. Tra questo mese ed il prossimo cominceranno a venire fuori i veri valori del campionato, chi avrà maggiore testa e concentrazione farà la differenza”.

Tra Bari e Catania, immagino che il tuo cuore sia diviso a metà…
“Non so per chi tifare, sono sincero. Direi 50 e 50. E non so se il pareggio verrebbe ritenuto un risultato soddisfacente per le due squadre. Secondo me se la giocano perchè ad entrambe serve la vittoria. Il Bari ha pareggiato a Monopoli, ed il Monopoli ci ha guadagnato sicuramente portando a casa un pareggio con compatezza, determinazione ed aggressività. E’ stata dura per il Bari. Il Catania invece è reduce dalla sconfitta con la Ternana e cerca immediato riscatto. La Ternana è squadra di valore, a Terni lavora anche il D.S. Leone che sa dove andare a prendere i giocatori. Parliamo di un dirigente che capisce le persone prima che i calciatori, aspetto molto importante”.

Cosa succederebbe in C se fermassero ancora una volta il campionato causa Covid?
“Intanto adesso non esiste più il fattore campo. L’anno scorso la prima classificata l’hanno fatta salire direttamente in B, ma non sarà anche adesso così visto che la pandemia avanza con tantissime partite ancora da giocare. Penso che dovranno cambiare delle regole già adesso, varando un piano B prima che fermeranno tutto il motore del calcio. Vanno create delle nuove regole e bene fa la Lega Pro a chiedere al Governo un sostegno economico per le società”. 

Qual è il tuo presente, Alessandro?
“Sogno di allenare una squadra importante. Io adesso ho rifiutato qualche possibilità, aspetto, vedo quello che succede. In tanti chiamano ma poi ti cacciano perchè pensano a modo loro. Io ed il mio staff aspettiamo il progetto giusto per ripartire. Al momento molte chiacchiere. Sono dell’idea che fare la gavetta sia importante, ti insegna tante cose e conta avere uno staff non indifferente. Uno staff che ti faccia ragionare. Sta prendendo piede anche la figura del match analyst nel calcio, che conosce molto bene pregi e difetti dell’avversario. Ora l’allenatore conosce di tutto e di più, potendo curare nel migliore dei modi qualsiasi dettaglio tecnico-tattico”.

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