ESCLUSIVA – Fraccapani: “Catania favorito ma Avellino da non sottovalutare. Ai giovani rossazzurri dico che…”

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Piero Fraccapani

Ex difensore che ha totalizzato oltre 40 presenze in casacca rossazzurra e circa 60 vestendo la maglia dell’Avellino. Emozioni intense per Piero Fraccapani giocando in queste due piazze.

Lo abbiamo sentito telefonicamente, proprio adesso che si avvicina il fischio d’inizio allo stadio “Partenio-Lombardi” tra Avellino e Catania:

Girone C durissimo, come s’inserisce il Catania in questo contesto?
“Bari e Catanzaro sono tra le squadre più attrezzate ma la Ternana sta dimostrando sicuramente di essere di altra categoria. Il Catania fa parte di una serie di club che vantano tradizioni importanti. Adesso però è da troppi anni in Lega Pro. La C è uno spreco per una città che ha blasone, storia, tifo. Cito anche realtà come Palermo. Al momento comunque il Catania mi sembra un gradino sotto la Ternana, il Bari ed il Catanzaro. Mi auguro che, adesso che la società ha messo in salvo la matricola, ci sia la serietà necessaria per programmare in maniera oculata nel giro di qualche anno. Anche perchè in queste stagioni il Catania è andato avanti improvvisando e stravolgendo gli organici. Così ti va bene una volta su cento. Poi succede che ti ritrovi pieno di debiti e salta per aria tutto. Si deve ripartire dal risanamento societario. Il Catania dovrebbe navigare in Serie B con l’aspirazione di andare in A e creare un settore giovanile all’altezza, prendendo validi allenatori, maestri di calcio. Ai miei tempi il Catania formò diversi profili di giovani catanesi. Penso ad Angelozzi, Cantone, Chiavaro, Mimmo Ventura, Leonardi. Sono stati anni in cui il settore giovanile ha sfornato dei giocatori che secondo me, però, prima di passare in prima squadra avrebbero dovuto maturare più esperienza in C. E’ anche vero che i giovani di oggi non sono più come quelli di tanti anni fa. Oggi pensano più alle discoteche, alle ragazzine, a quanti soldi ricevono, non fanno sacrifici”.

Quali consigli ti senti di dare ai giovani rossazzurri del gruppo?
“Ti devi fare un mazzo così. In campo si lavora sodo, non esiste lamentarsi perchè si lavora troppo o per le critiche che eventualmente ricevi in una piazza esigente come Catania. Devi dare il massimo durante la settimana e non sentirti mai arrivato, fissando sempre un obiettivo da raggiungere di volta in volta. La ricetta migliore è serietà nella vita privata e lavoro. Stop”. 

Un grosso imprenditore come Tacopina può essere la figura giusta per effettuare il salto di qualità?
“Se dimostra capacità di programmazione e d’investimento, penso di sì. Ma soprattutto conta programmare per vincere i campionati. Le esperienze acquisite da Tacopina a Venezia e Bologna mi fanno pensare che qualcosa di valido ci sia nella figura di questo imprenditore italo-americano, poi però mi chiedo perchè è andato via da queste società. La mia idea personale è che il calcio sia ormai una questione di business. Comandano gli sponsor, gli interessi economici”. 

Non è un momento felicissimo per il calcio italiano. Come fare per risollevarsi?
“La vedo dura. Già a livello di settore giovanile l’ambiente è inquinato. Io sono rientrato per passione e divertimento in questo mondo da osservatore per le giovanili del Monza, vedo procuratori che si comportano vigliaccamente con ragazzini di 12-13 anni e scene veramente schifose. Cose non da mettersi le mani nei capelli, di più. Dove girano tanti soldi c’è sempre del marcio. Leggo critiche sui format del campionato di Serie C. Questi cambiamenti sono determinati da pressioni, favoritismi nei confronti di certe squadre”.

Il girone meridionale resta il più difficile, non trovi?
“Lo so bene avendo vinto il campionato con Avellno e Catania. In Sicilia quando giocavamo a Marsala, Trapani e Acireale sapevi di entrare in campo ma non sapevi quando uscire. In Campania ricordo campi tra Napoli e Salerno, Cava de’ Tirreni, Castellammare di Stabia, Torre del Greco… adesso però si perde l’impatto ambientale con gli stadi vuoti per via di questo maledetto virus. Non ci sono introiti da botteghino per i club. La Lega Pro invoca i ristori da parte del Governo, ma arriveranno davvero? Ed eventualmente quando? E poi, discorso che vale per tutti i settori, saremmo in grado di spendere questi soldi nella maniera migliore? Finirebbero davvero nelle mani giuste? Con questi discorsi si apre un mondo, ma atteniamoci alla sfera calcistica che è meglio…”.

Come valuti, a livello personale, l’esperienza vissuta a Catania negli anni ’70?
“Esperienza positiva. Io però ho un rammarico. All’età di 20-21 anni ebbi un grosso incidente alla gamba sinistra. Il Milan, vedendo che non giocavo, mi riportò indietro ricucendomi il retto femorale. Sono stato fermo un anno, poi ho ripreso piano piano. La gamba era tornata a buoni livelli ma non era più quella di prima, mi mancavano i 20 cm dell’anticipo perchè la muscolatura non era più elastica e pronta nell’anticipo e allora passai a giocare da stopper a libero. Poi feci dei buoni campionati a Salerno ed Avellino giocando stabilmente, invece a Catania cominciai ad accusare problemi di stiramento. Mi dispiacque non potere dimostrare fino in fondo quello che potevo dare perchè spesso mi stiravo, questo è un grosso rammarico per me”.

Chiudiamo con Avellino-Catania, chi vedi favorito per i tre punti?
“Sulla carta il Catania è più forte dell’Avellino alle condizioni attuali. Vinca chi dimostra di meritarselo e dà l’anima, furore agonistico, determinazione. Se poi dovesse finire in parità con una bella partita giocata da ambo le parti, sarei contento. Il Catania dovrà prestare grande attenzione a Fella, calciatore che fa la differenza ma se ben supportato dagli altri reparti. E poi Braglia è un bravissimo allenatore, molto preparato. Tuttavia sono i giocatori a scendere in campo. L’aspetto mentale sarà determinante in questa partita. Non giocheramno molti titolari tra le file biancoverdi ma daranno il massimo, quindi il Catania stia bene attento ad adottare il giusto atteggiamento. La palla è rotonda”. 

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