ESCLUSIVA – Rizzo (Pres. Ussi Sicilia): “Interesse si traduca in affetto autentico per il Calcio Catania”

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Gaetano Rizzo, giornalista e presidente regionale dell’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), ha parlato della situazione calcistica nella città di Catania, del tema comunicazione e più in generale delle prospettive dell’intero movimento pallonaro.

Il momento impone grande cautela, ma le chiediamo se ritiene che alla fine della procedura possa essere riscontrato un effettivo interesse per la città di Catania da parte di imprenditori davvero facoltosi.
“La cautela, concordo con voi, è d’obbligo, perché in questi momenti è facile che comincino a svolazzare avvoltoi. È avvenuto in altre piazze meno appetibili rispetto a Catania, quindi il rischio, nel caso rossoazzurro, è moltiplicato. In premessa, occorre rilevare che essere facoltosi significa possedere risorse, non possedere competenze. L’interesse deve tradursi in un affetto autentico per il Calcio Catania, non sfociare in un’ipotesi di investimento, perché il calcio ha bisogno anche di sentimenti”.

Momento molto delicato a Catania in vista degli esiti della manifestazione di interesse per una nuova squadra di calcio. Ti chiedo una analisi guardando al mondo della comunicazione, colpito duramente dai fatti di questi mesi. Anche chi verrà dopo è bene che adotti un approccio comunicativo sano ed efficace nei confronti della tifoseria. Lei è d’accordo?
“Negli ultimi anni, per essere chiari dalla gestione del collega Angelo Scaltriti, il Calcio Catania ha mostrato di possedere una marcia in più sul fronte della comunicazione e in quanto ai rapporti con i colleghi giornalisti. Una conduzione professionale e frutto dell’impegno diuturno non solo di Angelo Scaltriti ma dell’intera struttura che egli stesso ha messo su e guidato. L’auspicio, compiendo un’analisi esclusivamente sul fronte della comunicazione, è che si resti nel solco già tracciato”.

Un commento sulle professionalità all’interno del Catania, che non vanno dimenticate per questi tanti anni di servizio in rossazzurro.
“Da giornalista, quando penso alle professionalità maturate all’interno del Calcio Catania, non me ne vogliano le altre figure, non posso che pensare ai colleghi della straordinaria struttura di comunicazione, peraltro già richiamati. È un anello di congiunzione importante e vale più di un calciatore che questa stagione è in un posto e quella successiva lo trovi in un altro, diametralmente opposto. Una società di calcio vive anche di queste professionalità, posto che ormai non esistono più i simboli, i calciatori-bandiera”.

Prospettive del calcio moderno: è diventato molto più difficile costruire progetti vincenti anche per l’aumento spropositato dei costi di gestione di un club. Riscontra anche lei queste criticità? Quale la sua visione del calcio attuale sul fronte aziendale.
“Spesso si dice che una società di calcio deve essere impostata attraverso un modello aziendale, ma lo sport più bello del mondo non è una scienza esatta, al punto che taluni investimenti possono essere resi vani dall’attaccante che sbaglia un gol a porta vuota o un calcio di rigore oppure, ancora, dal portiere che incappa in una papera. Si tratta di fattori parecchio aleatori che non consentono di potere programmare al 100%, come avviene in un’azienda tipica. Posto, dunque, che il fato può metterci lo zampino, occorre auspicare che a gestire una società di calcio sia qualcuno che nutra davvero affetto per i colori della squadra in questione, non un parvenu o, peggio ancora, qualcuno che immagini di potere trarre profitto dal mondo pedatorio. Vi assicuro che è impossibile e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Il campione da vendere lo puoi sfornare in una stagione, non pedissequamente. E, comunque, anche se disponi di un campione, se non sei inserito in determinati giri te lo puoi tenere come soprammobile. Essere azienda, invece, significa produrre qualcosa in ragione della richiesta del mercato, all’insegna del tam quam. Il calcio è troppo estemporaneo per poterlo piegare alle ragioni aziendali”.

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