A MENTE FREDDA: l’analisi del match disputato dal Catania a Licata

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Il giorno dopo la disputa di Licata-Catania, arriva il momento delle consuete riflessioni e valutazioni. La squadra di mister Ferraro, innanzitutto, cala il tris di vittorie. Lo fa dimostrando di essersi calata nella mentalità di una Serie D che ha nell’aggressività e nell’agonismo le sue peculiarità principali. Poco spazio per il calcio champagne, l’urgenza di capitalizzare al massimo le occasioni prodotte. In questo senso Ferraro dimostra di preferire badare al sodo, chiedendo in primis alla squadra attenzione alla fase difensiva, vincendo i duelli nei contrasti e “pareggiando” la cattiveria agonistica degli avversari che, puntualmente, danno sempre la vita in campo contro il Catania.

Non potrebbe essere altrimenti. Anche a Licata c’era grande attesa per ospitare quella che gli addetti ai lavori comunemente definiscono la corazzata del torneo. Poi, però, a parlare è sempre il rettangolo di gioco. Passa da lì, infatti, il giudizio della prestazione e non da quel che dice la carta. “Brutti e ignoranti”, così definisce via social i rossazzurri l’attaccante Manuel Sarao. Sottolineando una prestazione caratterizzata da un’espressione di gioco magari poco brillante, ma efficace per spirito di gruppo, unione e compattezza di squadra.

Certamente è lecito aspettarsi qualcosina di diverso da un Catania che, al netto delle assenze per squalifica e infortuni, vanta un elevato indice di pericolosità in avanti ed una rosa composta per lunghi tratti da elementi di categoria superiore. Ma bisogna sempre fare i conti con avversari che mordono le caviglie, chiudono gli spazi, pressano con insistenza il portatore di palla, applicando toni agonistici rilevanti. Per vincere, ogni singolo componente dell’ingranaggio deve funzionare.

A Licata, nell’arco dei 90’, si è visto equilibrio fra i reparti, capacità collettiva di soffrire, spirito di sacrificio ad ogni livello. In quanto a idee e costrutto, però, solo a sprazzi gli etnei hanno prodotto sviluppi interessanti. Affidandosi spesso a  giocate dei singoli, a tratti lasciando troppo libero di macinare gioco il Licata e, di conseguenza, correndo qualche rischio evitabile in area, nel contesto di una partita che andava chiusa prima, come giustamente sottolineato anche dal difensore Lorenzini nel post gara.

Se da un lato la mentalità è quella giusta, con un Catania che sa soffrire e compattarsi a prescindere dagli interpreti (segno che il gruppo è davvero unito), dall’altro il gioco latita ancora. La rosa è stata allestita da zero, pertanto serve il giusto tempo per assimilare gli schemi ed oliare i meccanismi. Intanto cresce l’affiatamento tra i compagni, la concorrenza non manca e viene vissuta con serenità da tutti. Hanno risposto presente anche gli esordienti Buffa, Lubishtani, Jefferson e Sarno. Da rivedere Alessandro Russotto e soprattutto Giovinco.

Accrescendo la condizione fisica di tutti i componenti della rosa, l’auspicio è che il Catania possa incrementare il livello di brillantezza, favorendo con una certa continuità la distribuzione di un gioco corale nell’arco dell’incontro. Meno “lanci lunghi e pedalare”, più costrutto e capacità di leggere le partite, onde evitare rischi inutili. La personalità c’è, il carattere pure. Soltanto attraverso il lavoro quotidiano si potranno smussare gli angoli e fare in modo che il Catania sfrutti appieno il potenziale di cui dispone. Per adesso la squadra di Ferraro mette fieno in cascina, aggiungendo autostima e fiducia.

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