BLACKOUT, ANCORA TU: una sindrome che il Catania deve curare

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Quante volte abbiamo sentito, in questa stagione, mister Andrea Camplone non capacitarsi dei blackout del Catania? Se quello nel secondo tempo di Avellino fu minimizzato perchè tanto la squadra era avanti con il risultato di 1-6 (la gara si concluse 3-6), nelle successive partite i campanelli d’allarme si sono uditi con sempre maggiore insistenza. Dal primo tempo complicato con la Virtus Francavilla ai preoccupanti segnali di Potenza, da cui poi è ufficialmente iniziata una crisi profonda.

Crisi che ha determinato ulteriori blackout nell’arco dei 90′, in special modo lontano dal “Massimino”. Il 5-0 di Vibo Valentia è stato l’indice di un oscuramento totale che ha suggerito alla dirigenza di operare l’ennesimo cambio alla guida tecnica di queste stagioni. Il ritorno di Cristiano Lucarelli ha inteso, in primis, rigenerare sul piano mentale una squadra che aveva letteralmente staccato la spina. Le prestazioni offerte con Bisceglie e Bari avevano lasciato intravedere segnali di ripresa in questo senso, nonostante i soli due punti raccolti consecutivamente al “Massimino”.

Il primo tempo di Catania-Sicula Leonzio e parte della ripresa, però, hanno fatto rivedere i fantasmi della gestione Camplone. Domenica scorsa la prima frazione è stata davvero allucinante, con i rossazzurri spenti che avrebbero potuto benissimo subire altre reti se solo i lentinesi ci avessero creduto con un pizzico di coraggio in più. All’intervallo, però, Lucarelli ha toccato le corde giuste, avendo anche la fortuna e l’intelligenza di azzeccare i cambi di modulo e giocatori. La parola blackout, però, è tornata di grande attualità e bisogna fare in modo che già dalla trasferta di Catanzaro s’intervenga per evitarne la ripetizione. Curando una volta per tutte una sindrome che dall’inizio del campionato accompagna il Catania.

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