PALMA (socio Sigi): “Tacopina, nessun socio ha detto no. Aspettiamo proposta. Riusciremmo a sopravvivere senza investitore, ma sopravvivere non è vivere”

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Catania Calcio, Torre del Grifo Village

Giovanni Palma, socio Sigi, ai microfoni di Corner – su Telecolor – fa il punto della situazione legata alla trattativa per il passaggio di consegne a beneficio del gruppo d’investitori guidato da Joe Tacopina:

“Aspettiamo delle offerte che possano accompagnarci verso il traghettamento ad un investitore che garantisca al Catania la sopravvivenza, ma soprattutto i palcoscenci che merita. Scadenze imminenti ed iscrizione? Sigi deve fare delle cose a prescindere se c’è l’investitore o meno. La società va avanti. Se noi avessimo bloccato le attività da gennaio, quando abbiamo firmato quel preliminare, non avremmo potuto gestire una società così complessa. Attendiamo l’investitore per poter definire tutte le questioni e poi arrivare all’iscrizione al prossimo campionato. E’ molto dura ma ci stiamo lavorando. Tutti i soci hanno votato una delibera quando fu presentata la proposta di Tacopina, tutti eravamo d’accordo nel trovare qualcuno che potesse completare l’opera straordinaria che abbiamo fatto. Purtroppo senza sponsor e con gli stadi chiusi, cose che nessuno pensava sarebbero successe. Nessun socio ha detto no a Tacopina, a noi è sempre interessato avere un investitore forte che con la sua bravura e managerialità potesse dare uno sviluppo deciso al nostro progetto. Aspettiamo la proposta di Tacopina, non necessariamente il 100% delle quote. Lo possiamo anche accompagnare nel percorso. Vogliamo che il Catania si salvi e torni dov’era negli ultimi anni“.

Agenzia delle Entrate e Comune di Mascalucia? Credo che in settimana ci saranno passaggi decisivi. Attendiamo questo documento ufficiale che interessa nell’ottica di completare il piano di ristrutturazione, ma anche per avere dei dati esatti e pianificare il futuro. Non abbiamo alcun problema a cedere poltrone. Nel CdA non riceviamo compensi, neanche il Dottor Le Mura, lo facciamo solo perchè ci piace farlo e dobbiamo farlo. Noi siamo tifosi. Se il Catania è nelle condizioni di sopravvivere? Per la sopravvivenza si possono trovare altri capitali, immettere nuova liquidità, ma noi vogliamo il sogno. Fare, cioè, in modo che la società torni a competere a certi livelli. Per quelli che sono i numeri dell’indebitamento totale e gli investimenti da realizzare ci vogliono dei capitali che purtroppo la Sigi non ha. La società l’abbiamo portata avanti con tanti sacrifici finora”.

“Il contratto preliminare? Non lo abbiamo interrotto noi. Visto che tra le condizioni inserite a gennaio alcune erano per tanti motivi irrealizzabili, volevamo avere un nuovo incontro per capire i tempi reali e fare un addendum al contratto che potesse garantire l’avvenimento del passaggio di consegne. L’investitore invece ha deciso di non procedere in questo senso. Se ci sono condizioni diverse non previste in quel contratto che mister Tacopina deciderebbe d’inserire, valutiamo di potergli dare un mano. C’è apertura da parte nostra ed ho una grande stima di Tacopina. Ben venga qualsiasi investitore che, lo dico amichevolmente, abbia un progetto sano, pulito, che metta in risalto il Catania Calcio e tenti di portarlo dove deve stare. Saremmo i più felici di tutti se questo accadesse. Altre manifestazioni d’interesse? Fino a quando c’era un contratto in esclusiva, nessuno si è avvicinato. In questa fase c’è stato qualche contatto ma non possiamo perdere troppo tempo. Dobbiamo concretizzare con grande pragmatismo, verificare subito e siamo disposti a rischiare anche noi sui programmi futuri dell’investitore. Nessuno vuole prendere la borsa e scappare. Qui in Sigi ho conosciuto una realtà di tante persone, anche con qualche disappunto come succede in tutte le famiglie, che lavorano senza percepire un euro, dando il proprio aiuto solo perchè tifosi del Catana. Persone straordinarie”.

“Con mister Tacopina, quando si è detto che lui avrebbe dato un milione di euro, si è fatto un diritto di opzione d’acquisto delle quote. Doveva versare un milione e aveva il diritto di chiedere in cambio il 15% del Calcio Catania. Non mi risulta che abbia completato questa operazione, fermandosi a 800mila dollari. Quell’operazione era l’inizio del processo naturale d’acquisizione del club. Preciso anche che noi il 16 marzo abbiamo pagato tutti gli stipendi, con soldi nostri. Poi il 17 sono arrivate delle somme di Tacopina, ma il 16 mattina tutti gli stipendi li hanno pagati i soci Sigi. Questa è la realtà. La Sigi si è tassata per tantissimi soldi, più del doppio di quanto si pensava all’inizio. Siamo in una fase molto difficile, stiamo cercando di vedere come andavare avanti. Riusciamo a sopravvivere senza un investitore, ma sopravvivere non è vivere. In questi lunghi mesi si sperava che i creditori istituzionali potessero darci risposte a breve termine, qualche investitore di Tacopina magari ha pensato che era meglio investire da altre parti. Questo non lo so con certezza. Difficile che gli investitori attendano tanti mesi per un progetto. Prima l’Agenzia delle Entrate di Catania approva un importo, poi Palermo decide di richiamare l’ente per verifiche. Noi possiamo fornire documenti reali, non possiamo inventarceli. L’interesse di Sigi era quello di ridurre al massimo il debito, noi non potevamo uscire dal contratto a differenza di Tacopina. Poi se quel tipo di contratto non gli piace più e ne vuole fare un altro, rientra nelle sue possibilità”.

===>>> TACOPINA: offerta inviata a Sigi

 

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