EX ROSSAZZURRI – Gladestony una delle sorprese della C: “Mi ispiro a De Bruyne”

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Poche apparizioni con la maglia del Catania tra il 2016 ed il 2017. Lasciava intravedere potenzialità interessanti in rossazzurro, il centrocampista brasiliano Gladestony Estevão Paulino da Silva. Classe 1993, dopo l’esperienza in prestito all’ACR Messina avrebbe potuto fare comodo anche al Catania di Cristiano Lucarelli tre anni fa. Ma forti contrasti con l’allora Amministratore Delegato Pietro Lo Monaco portarono il giocatore lontano dalla Sicilia.

Oggi è una delle sorprese della Serie C, tra le fila del Giugliano. “Questa è la sua settima stagione italiana – riporta La Gazzetta dello Sport, dopo Catania ha giocato in C anche con Messina (in entrambe le esperienze allenato da Cristiano Lucarelli), Pro Vercelli e Siena prima di scendere in D e vincere due volte il campionato” con Seregno e Giugliano.

“Centrocampista a propensione verticale, calcia bene con entrambi i piedi pur essendo destro naturale e si esalta quando annusa la porta: tre i gol già segnati in questa stagione, ben 15 totali (insieme a 7 assist) per firmare le ultime due promozioni”, si legge all’interno del quotidiano.

Nel suo modo di giocare, Gladestony ha aggiunto alla qualità di tocco brasiliana concetti molto europei: «Davanti alla difesa o sulla trequarti mi sento limitato – si descrive – ho bisogno di guardare la porta e di spazio per gli inserimenti con e senza palla. Se penso a un modello a cui ispirarmi, dico De Bruyne. Seguo tanto la Premier, è il campionato che mi piace di più». Se oggi il calcio inglese lo guarda in tv, “da giovane ha invece avuto modo di assaporarlo da vicino. Dai 14 ai 18 anni ha vissuto infatti a Manchester, inserito prima nell’Academy dello United e poi fino alla squadra B”.

«Adesso non ci sentiamo da un bel po’ – racconta –, ma in quegli anni avevo legato molto con Paul Pogba. Che fosse fortissimo già si vedeva da ragazzino, ma ciò che ricordo con maggiore piacere è l’accoglienza che ha avuto nei miei confronti. Scherzavamo tanto, a un certo punto iniziò a chiamarmi ‘Robinho’ quando tentavo qualche doppio passo di troppo. Peccati di gioventù. Avevo, anche in Brasile, l’opportunità di diventare giocatore di alto livello ma non ho avuto la testa. Sono però contento così, perché senza quegli errori non avrei conosciuto la fede che invece mi ha reso un uomo migliore».

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